Valdumentina | 14 Dicembre 2022

Curiglia, Dumenza e Agra: una sola direzione?

Ai piedi del Lema c'è fermento per le aggregazioni o fusioni dei Comuni, la Valdumentina è "circondata"

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Lema: potrebbe essere questo il nome del nuovo Comune ticinese che dovrebbe sorgere riunendo in aggregazione quelli di Astano, Curio, Bedigliora, Novaggio e Miglieglia. Astano è attaccato a Dumenza, in alcuni punti a dividerlo nemmeno c’è più una rete ed è buffo che questa aggregazione (in Italia si chiamano fusioni) prenderebbe un nome di una montagna condivisa con il versante italiano – Lema – che avrebbe fatto comodo anche a Dumenza, Curiglia con Monteviasco ed Agra in uno scenario di possibile fusione. Miglieglia, in un suo lembo di terra, tocca anche Curiglia.

Il condizionale su questo nuovo Comune ticinese che avrebbe circa 2600 abitanti è d’obbligo, perché l’iter è ancora in corso anche se le premesse sembrano salde. Diverse sono le premesse sul versante italiano di Agra, Curiglia con Monteviasco e Dumenza, dove solo questa ultima amministrazione ha chiesto di iniziare a valutare un processo di fusione.

Al netto delle ragioni dell’uno o dell’altro, vi sono alcuni aspetti di metodo, non solo di merito, che inducono qualche riflessione su questi processi riformativi. Dapprima è utile far rilevare come tutto il Malcantone, l’area che confina con la Valdumentina ma anche con Lavena Ponte Tresa e Cremenaga, sia in fermento da diversi anni per arrivare alle fusioni (per convenzione le chiamiamo così) di paesi che nulla hanno di diverso rispetto a quelli montani italiani.

Nemmeno quelle che potrebbero essere “fisiologiche” ritrosie: basti pensare che la fusione ticinese per i cinque enti di cui sopra ha preso il via dapprima nel 2000, con uno studio preciso, per essere poi bocciata nel 2004. Erano anni di campanilismi forti, erano anni senza guerre, pestilenze, mancanza di risorse fondamentali come l’acqua. L’energia. Oggi a mancare, poi, sono pure i denari per rispondere ai crescenti bisogni della popolazione.

Fra i contrari alle fusioni i motivi più ricorrenti sono il rischio di perdita di indipendenza del proprio Comune, ma anche la paura di una diminuzione della qualità dei servizi erogati agli abitanti o di una loro centralizzazione. Chi per contro è favorevole ritiene che la forza di un agglomerato stia proprio nell’aggregazione, che aumenterebbe il peso del Comune nei contatti con le autorità superiori soprattutto di enti montani che si “sbriciolano” e che perdono di rappresentanza e popolazione.

Gli svizzeri non banalizzano le ragioni dell’uno e dell’altro, ed è così che nascono gli studi obbligatori di aggregazione/fusione, con i pro ed i contro. Analisi che si basano sul territorio, la popolazione, l’evoluzione demografica, gli insediamenti industriali o artigianali, la forza lavoro, la presenza di servizi, anche quelli sanitari, di associazioni.

Gli studi vengono discussi in più fasi con la popolazione chiamata ad incontri ed infine arriva il test consultivo che richiede un voto. Il lavoro fatto su questo frangente dal ministro dell’interno Norman Gobbi con l’amministrazione del Dipartimento delle istituzioni merita davvero di essere approfondito anche da questa parte del confine. Metodo e merito.

Giova ricordare per correttezza che la Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni prevede che il parlamento possa imporre agli stessi di aggregarsi anche se hanno dato un parere negativo, quando la pregiudicata struttura finanziaria e le limitate risorse economiche di un Comune non gli permettono più di conseguire il pareggio della gestione corrente; o se la partecipazione di un Comune alla costituzione di quello nuovo è necessaria per ragioni geografiche, pianificatorie, territoriali, di sviluppo economico, di funzionalità dei servizi e di apporto di risorse umane e finanziarie.

Attorno ad Agra, Dumenza e Curiglia vi sono il Gambarogno, che ha riunito ben nove Comuni. Vi è poi quello di Tresa condivide un valico con Dumenza attraverso l’ex Municipio di Sessa, Palone, ed ora si prepara per il 2023 quello di Lema. Uno scenario, quello svizzero, che sembrerebbe dire ai primi cittadini italiani, «arrendetevi, siete circondati».

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