Grande commozione ieri mattina a Cremenaga per l’inaugurazione della panchina rossa – simbolo della lotta alla violenza contro le donne – dedicata a Stefania Pivetta e alla figlia Giulia Maja, uccise lo scorso 4 maggio nella loro villetta di Samarate da Alessandro Maja, marito e padre delle due vittime.
Alla cerimonia, organizzata nel piccolo spazio verde situato nei pressi del municipio, ha presenziato insieme ai nonni il figlio di Maja, Nicolò, 23 anni, unico sopravvissuto alla follia omicida del padre. Nicolò è stato dimesso lo scorso settembre dall’ospedale di Varese dopo quattro mesi di ricovero per curare le gravi ferite subite durante l’aggressione, e da quel momento ha iniziato un lungo e complicato percorso di riabilitazione e rielaborazione della tragedia che ha investito la sua famiglia.
«In rappresentanza del Comune di Cremenaga e in veste di vicesindaco ho il piacere di ospitare sul nostro territorio comunale questa panchina, simbolo di presenza e sensibilità verso un tema a noi caro da anni – spiega il vicesindaco Alberto Grandi -. La speranza è che questa panchina possa sensibilizzare e indirizzare gli individui, che ne avessero bisogno, verso un primo passo coraggioso nel denunciare e informarsi al meglio per superare una realtà difficile inerente la violenza di genere o lo stalking».
«Siamo onorati, come associazione Anemos Lombardia, in collaborazione con il comune di Cremenaga di dedicare questa panchina rossa a Stefania Pivetta e a sua figlia Giulia. Un grazie ai carabinieri di Ponte Tresa per essere intervenuti, dando testimonianza che le forze dell’ordine sono vicine alle donne in difficoltà. Credo che il 25 novembre sia tutti i giorni, dobbiamo continuare a fare tanta prevenzione con costanza», ha affermato la presidentessa di Anemos Anna Marsella.
I nonni e il giovane Nicolò, hanno ringraziato per il gesto e l’omaggio in ricordo di mamma Stefania e diGiulia, non solo l’amministrazione comunale, ma anche l’associazione Anemos Lombardia.
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