Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera relativa all’articolo “Montegrino, droga e fuga dai finanzieri: arrivano le condanne”.
Sono la persona condannata a otto anni e sette mesi, e in accordo con il Direttore di LuinoNotizie pubblico questo articolo di rettifica dopo aver letto l’articolo “Montegrino, droga e fuga dai finanzieri: arrivano le condanne”, pubblicato dopo l’udienza del 24 di novembre.
Innanzi tutto vorrei precisare che si tratta della condanna di primo grado, quindi non definitiva, a cui farà sicuramente seguito un appello da parte dell’Avv. Corrado Viazzo il quale è rimasto, come me del resto, molto perplesso sia della richiesta del PM, dodici anni e tre mesi, sia della condanna ad otto anni e sette mesi più le pene accessorie: in base alla sua esperienza questi numeri richiedono un tentato omicidio che nel mio caso non è avvenuto.
La perplessità deriva anche dal fatto che, come riportato nel precedente articolo, in data 25 marzo 2017 ero stato arrestato insieme ad una persona a cui hanno imputato i medesimi fatti: lui ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato e in primo grado la Procura di Varese aveva chiesto quattro anni, il giudice ne ha dati tre e con lo sconto di un terzo per il rito erano diventati due. Poi in appello a Milano quei due anni sono diventati otto mesi in quanto la Corte di Appello di Milano ha ritenuto impossibile attribuirgli quei sei kili di marijuana, per il semplice motivo che il quadro probatorio non lo consente anche a fronte dell’analisi delle impronte digitali e del DNA risultati, sia per me che
per lui, negativi.
Sapendo dell’esito in Corte di Appello del processo del mio coimputato, ho ottenuto una copia della sua sentenza e l’ho depositata in cancelleria prima che il Giudice emettesse la sua sentenza affinché potesse tenerne conto ma pare non lo abbia fatto. Trovo poi particolarmente anomalo che all’interno dello stesso procedimento, la stessa Procura, quella di Varese, abbia chiesto quattro anni al mio co-imputato mentre per me ne ha chiesti dodici di anni e per gli stessi fatti.
Attendo le motivazioni per poi impugnare questa condanna ma fin da ora mi sento di dire che è stato violato il principio di legalità, che concerne il reato e le pene, il cui fondamento è riscontrabile nell’articolo 25 della costituzione, nell’articolo 1 e nell’articolo 199 del codice penale, dai quali emergono anche i suoi corollari del principio di tassatività, determinatezza, precisione, riserva di legge, prevedibilità ed irretroattività sfavorevole.
© Riproduzione riservata








Vuoi lasciare un commento? | 0