L’esito delle elezioni comunali di Maccagno del 2019, vinte dalla compagine guidata dal sindaco uscente Fabio Passera, torna di attualità in Tribunale a Varese, dove la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di tre persone in relazione a quanto emerso da un esposto presentato nell’estate di tre anni fa dalla lista sconfitta, quella di Idea Comune, guidata dal candidato sindaco Davide Compagnoni, ora all’opposizione in consiglio comunale.
All’epoca dei fatti il gruppo denunciò alcune presunte irregolarità nel secondo turno (il primo si era concluso con un imprevedibile pareggio), dopo aver rilevato la maggiore affluenza al ballottaggio nel seggio di Pino, con più voti per il primo cittadino ricandidato.
Irregolarità che oggi la Procura contesta ad un consigliere comunale maccagnese, ad un funzionario del Comune – per i quali l’ipotesi di reato è di falso ideologico – e al presidente di quel seggio, al quale viene contestata la violazione della legge elettorale.
Nello specifico il consigliere comunale si sarebbe occupato delle richieste di duplicato delle tessere elettorali smarrite da alcuni cittadini (quasi tutti residenti all’estero), firmando le richieste al posto dei diretti interessati, elettori del seggio di Pino; il funzionario del municipio, per completare la procedura, avrebbe poi validato le dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà, documento con cui un cittadino dimostra determinati stati personali (in questo caso lo smarrimento della tessera elettorale) nel relazionarsi con gli uffici della pubblica amministrazione. Si tratta in totale di 11 tessere (non tutte utilizzate per quella tornata, vinta da Passera con 38 voti di scarto). Il presidente, infine, avrebbe ammesso al seggio cittadini che non erano in possesso del documento per votare, recuperando telefonicamente i numeri delle tessere.
Spetta al giudice dell’udienza preliminare stabilire se si andrà o meno a processo. Ieri in aula le difese hanno formulato la richiesta di riqualificare l’accusa di falso ideologico, sostituendola con quella di falso in certificazioni e autorizzazioni amministrative. Tecnicismi, dai quali passa però la prospettiva di fare fronte eventualmente ad un capo d’imputazione che i difensori ritengono più in linea con i fatti riguardanti le elezioni di tre anni fa, e di andare incontro ad una pena più lieve, in caso di accoglimento dell’istanza e qualora venisse provata la responsabilità degli interessati. Si tornerà in aula a metà maggio per il verdetto.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0