Rancio Valcuvia | 25 Ottobre 2022

A Rancio Valcuvia la festa della Madonna del Rosario

Domenica le celebrazioni che hanno coinvolto tutta la comunità, senza dimenticare un ricordo di don Aldo Maesani, da poco scomparso. Il racconto della giornata

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(a cura di Rita Bernasconi e Cesi Colli) Anche quest’anno la comunità di Rancio Valcuvia, unitamente a Cassano, Ferrera, Bedero e Masciago Primo, con cui forma Unità Pastorale, il 23 ottobre ha celebrato la festa della Madonna del Rosario, coinvolgendo tutte le realtà che la compongono nel viverla, nel prepararla, nel renderla sempre più festa di tutto il paese.

Il culto della Madonna del Rosario nel nostro paese è molto antico. Ne fa fede una pergamena del 1743, in cui si legge: “Nella terra di Ranzo Val Cuvia, nei giorni 23 e 24 aprile 1743 si fa solenne translazione delle sagre immagini di Maria Santissima del Rosario e dei santi Fabiano e Sebastiano, protettori di detta terra”. Seguono due sonetti, uno in onore di Maria e l’altro dei patroni. Anche la festa attuale nasce dalla forte devozione popolare dei rancesi, tramandata ormai da generazioni: ne vogliono custodire le peculiarità e preservarne la radice autentica, pur in un continuo dialogo tra presente e passato.

Ha ben sintetizzato il valore e il significato di questa ricorrenza il nostro parroco, don Enrico Broggini, in una lettera che ha inviato a tutti i suoi fedeli: «La festa della Madonna del Rosario quest’anno ci riserva la gioia di celebrarla in tutta la sua completezza, dopo la pandemia che l’ha vista mortificata in alcune sue espressioni. Un velo di mestizia ci accompagna, in quanto il nostro caro don Aldo doveva presiedere la S. Messa nel suo 50° di sacerdozio, ma sicuramente ci accompagnerà dal paradiso, dove gode il meritato premio del servo buono e fedele. Vorrei che questa festa fosse motivo di coinvolgimento di tutta la comunità attorno a Maria per rinsaldare la nostra fede nel suo Figlio Gesù. Siamo in cammino verso il restauro della nostra bella chiesa attraverso il rifacimento del pavimento, delle pitture e dell’intonaco. Questa busta potete portarla in chiesa durante le celebrazioni. La Madonna che non si lascia vincere in generosità ricambierà in grazia e benedizioni». E la busta è così girata di casa in casa, suscitando nei rancesi una risposta generosa e solidale, segno di una sentita appartenenza alla propria parrocchia e della consapevolezza delle sue necessità.

La preparazione spirituale alla festa ha avuto inizio con il Triduo di preghiera alla Vergine, interrotto dalla Veglia Missionaria, celebrata a Cuveglio: Maria, perfetta missionaria, infatti, è grazia e dono per ogni missionario.

Domenica S. Messa solenne, animata dalla corale diretta da Michela Tabacchi, dall’organo del giovane Luigi Toma e dal violino di Stefano Trotta, che hanno reso più solenne la cerimonia. La musica emoziona profondamente e dona al cuore la nostalgia della bellezza di Dio, della sua tenerezza e del suo amore.

Nell’omelia don Enrico ha ricordato don Aldo Maesani, che si è spento improvvisamente il 4 ottobre a causa di un grave malore. La sua figura è ancora molto viva in paese perché è stato parroco di Rancio, oltre che amministratore di Ferrera e Cassano, dal 1988 fino al 2002. I rancesi avrebbero amato vederlo celebrare la S. Messa ancora una volta nella loro chiesa, come aveva già fatto nel 2020 perché le tante persone che lo hanno incontrato lo ricordano come sacerdote pieno di entusiasmo, uomo di fede, “innamorato” della Madonna, per la quale ha scritto libri, poesie e canti. Nella S. Messa è stato usato il calice che gli era stato donato nel suo 25° di ordinazione sacerdotale dalle amministrazioni comunali di Rancio, Ferrera e Cassano e nelle preghiera dei fedeli si è pregato per lui, sentendolo presente tra noi nella comunione dei santi.

Si sa che la festa è anche momento di socializzazione e ci siamo così ritrovati insieme sul sagrato della chiesa per condividere l’aperitivo preparato dagli alpini e, come ormai accade sempre in ogni festa in Valcuvia, sono state vendute le torte cucinate da “don Siro”. A lui il nostro ringraziamento e i complimenti per la sua inaspettata abilità di pasticciere!

Nuvoloni neri e scrosci di pioggia hanno tentato di rovinare la nostra festa: la hanno, però, solo modificata, contribuendo a far risaltare ancora di più l’aspetto spirituale (un segno dal cielo!?).

Nel pomeriggio la processione mariana, cammino della comunità che vive nel mondo verso la comunità che dimora nei cieli. Un lento andare lungo le strade del paese, sostenuti da preghiere e canti, facendo delle soste nei vari quartieri, le quali, per il loro alternarsi ai tempi di marcia, danno l’immagine stessa del cammino della vita. Ci si è soffermati soprattutto alla cappella della “Gisora”, che una volta segnava l’inizio del paese e al cui interno una lapide ricorda i caduti della Seconda Guerra mondiale, pregando che il Signore abbracci nella sua luce le loro giovani vite spezzate dalla violenza della guerra.

La statua di Maria, restaurata nel 1900 dal parroco don Antonio Cellina, è stata condotta in processione dai membri delle Confraternite di Rancio, Cavona e Bedero: è passata per le strade del paese, ha posato il suo sguardo sulle nostre case, è entrata nei nostri cuori e ha lasciato le sue grazie.

Dopo la celebrazione dei vespri, festa in piazza con giochi, incanto dei canestri, battuti all’asta dallo storico banditore Domenico.

Profetiche sembrano le parole di don Ermanno Castiglioni, che nel 1985 scriveva sul bollettino parrocchiale: “Di fronte a tanti problemi, la tentazione dello scoraggiamento è forte, ma non siamo soli: Dio è con noi e con la Madonna proclamiamo la nostra fede perché ha fatto in me grandi cose Colui che è potente e santo è il suo nome”.

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