«Doveroso è ricordare, con riconoscenza, coloro che hanno offerto la loro vita per noi, perché potessimo vivere con libertà in una nazione democratica e solidale». Con queste parole l’amministrazione comunale di Luino invitava la popolazione a partecipare alla 78esima commemorazione dei Caduti della Gera, che si è celebrata ieri mattina tra le vie del centro della città.
Dopo il raduno di tutte le autorità, delle istituzioni e delle associazioni combattenti e d’Arma e degli studenti delle scuole, davanti a Palazzo Crivelli Serbelloni, il corteo, accompagnato dalla Musica Cittadina, si è diretto a piazza Risorgimento, dove vi è stata la deposizione di corone al Monumento a Garibaldi ed al Monumento ai Caduti, con l’intervento del sindaco Enrico Bianchi e l’orazione del professor Gian Celeste Pedroni.
«Vi ringrazio per questa condivisione di una memoria storica particolarmente significativa per il nostro territorio – ha esordito il primo cittadino -. Esistono episodi e vicende che non si possono dimenticare, che debbono essere anche conosciuto soprattutto dalle giovani generazioni perchè la memoria di quanto accaduto 78 anni fa nella nostra città deve essere ricordata e tramandata attraverso le narrazioni, le testimonianze, le foto, le lapidi e tutte quelle tecniche che la tecnologia oggi ci offre. L’orrore che colpì le nostre terre, la nostra gente, è la più forte testimonianza degli effetti di ideologie perverse, anche nemiche della dignità e della libertà delle persone».
«La memoria del martirio dei “giovani della Gera” è per Luino, ma potremmo dire anche per tutto il Paese, una spinta costante a mantenere al primo posto il tema del rispetto della vita delle persone, della pace come orizzonte storico necessario ed indiscusso, della partecipazione a comuni prospettive di vita e di sviluppo. Il ricordo di orrori così grandi è inciso a caratteri indelebili nell’anima della Repubblica», ha continuato Bianchi.
Ricordando poi le parole del presidente Sergio Mattarella, il sindaco Bianchi ha voluto sottolineare l’importanza delle fondamenta della Costituzione, senza dimenticare i preziosi valori e i principi di convivenza civile che hanno contributo a costruire una memoria vivente per la nostra comunità.
«In questa occasione – ha proseguito il sindaco – non dobbiamo solamente ripercorrere i fatti storici che condussero al martirio di tanti giovani, ma dobbiamo fare di più: dobbiamo rinnovare ogni anno la promessa di una fedeltà ai principi e ai valori costituzionali, dobbiamo lavorare e lottare per costruire una società più giusta, dove accoglienza, rispetto reciproco, responsabilità e attenzione ai più deboli siano inseriti costantemente nella vita quotidiana».
«Oggi è uno di quei momenti in cui dobbiamo farci delle domande, soprattutto noi che abbiamo l’onore e l’onere di rivestire incarichi pubblici – ha detto ancora Bianchi -. Dobbiamo domandarci se siamo sempre fedeli ai principi e ai valori ereditati da questi giovani, se non ci siamo fatti travolgere dalle passioni tristi: quelle piene di io, quelle dell’individualismo, dell’ambizione sfrenata ed indifferente al prossimo, quelle che non si curano della globalità delle situazioni e delle cose, ma si fermano al proprio interesse particolare, quegli atteggiamenti che poi si amplificano e degenerano sui social, quelle che non costruiscono relazioni positive tra gli individui ma che portano alla distruzione di un tessuto sociale fino a giungere ad una diffusa desertificazione ideale».
«Oggi (ieri, ndr) vogliamo fare memoria di quello che è avvenuto, comprendere le azioni, le ragioni e raccogliere la testimonianza – ha esordito il professor Gian Celeste Pedroni -. La nostra è una zona importante, l’ultimo anello della catena di salvataggio verso la Svizzera, e dopo la Battaglia di San Martino, la lotta è continuata tra Luino e Voldomino. Non possiamo capire oggi cosa si potesse provare a essere antifascisti nell’ottobre ’44, doveva sembrare tutto perduto. Lazzarini e gli altri non sono scappati, nonostante sapessero dei rischi e cosa stessero combattendo, il fascismo, vale a dire la negazione di tutte le idee e le libertà altrui. Il fascismo è un crimine, è questo che Lazzarini ha combattuto».
«È servita la resistenza – ha continuato il professor Pedroni -, ed è servito anche il sacrificio della Gera per far finire la guerra. La resistenza ha avuto un valore militare, è stata una grande considerazione del mondo per la lotta di liberazione italiana. Nonostante questo, però, l’antifascismo è ancor oggi considerato divisivo. Bisogna dirlo con forza: non è divisivo. Su questo momento ci abbiamo fondato la nostra Costituzione, dove non bisogna inventarsi nulla, c’è scritto tutto quello che serve. Ci ricorda che la democrazia, pure imperfetta e traballante, sarà sempre migliore della dittatura».
A chiudere la cerimonia le parole dei giovani delle scuole secondarie di secondarie di secondo grado, gli studenti di 3ªB del liceo scientifico “V. Sereni” di Luino e quelli della 5ª SIA dell’I.S.I.S. “Carlo Volontè – Città di Luino”, che hanno letto storie e testimonianze molto toccanti. Successivamente, prima della celebrazione della Santa Messa, è stata posata anche una corona presso la Cappella votiva ai Caduti della «Gera».
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