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25 Maggio 2017

All’Auditorium di Maccagno “Io clicco positivo”, gli studenti si raccontano

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(emmepi) “#Fai volare solo le parole belle”. Questa frase, rigorosamente precedute dall’hashtag, (il cancelletto che contraddistingue l’etichetta utilizzata su alcuni servizi web e social network come aggregatore tematico), è lo slogan con il quale si è concluso il percorso avviato durante il corrente anno scolastico sui rapporti tra i ragazzi e i linguaggi dei social network, i rischi e le opportunità della Rete.

All’Auditorium di Maccagno “Io clicco positivo”, gli studenti si raccontano. Il progetto “Io clicco positivo”, che ha contraddistinto la campagna d’informazione nelle scuole del territorio, è stato organizzato dai Servizi Sociali del comune di Luino, in collaborazione con “Pepita Onlus” e con i comuni di Agra, Brezzo di Bedero, Brissago, Castelveccana, Curiglia, Dumenza, Germignaga, Grantola, Maccagno con Pino e Veddasca, Mesenzana, Montegrino, Porto Valtravaglia e Tronzano. Dopo la serata di presentazione del 6 marzo scorso al Teatro Sociale di Luino, lunedì 22 maggio presso l’Auditorium di MPV è avvenuto il momento di restituzione delle attività svolte con i ragazzi delle classi II e III delle scuole secondarie di I grado degli Istituti Comprensivi di Luino e Germignaga. Presenti le Dirigenti scolastiche Raffaela Menditto e Amedea Brignoli, il sindaco Fabio Passera, l’assessore ai Servizi Sociali di Luino Caterina Franzetti con il dott. Claudio Marzanati, Responsabile dei Servizi Sociali e del Servizio Scolastico di Luino, docenti dei due istituti, studenti e genitori.

Dopo la breve introduzione del sindaco Passera, all’assessore Franzetti il compito di un sintetica riflessione sul disagio dei ragazzi di oggi, “bombardati dalla velocità delle informazioni che arrivano attraverso gli strumenti tecnologici”. È stata poi la volta di Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus, la Cooperativa Sociale titolare del progetto, che siede al Tavolo Interistituzionale attivato dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia per far convergere e creare percorsi efficaci di formazione per un uso corretto dei social network. “Abbiamo aspettato tre anni, prima che fosse approvata, ma finalmente, nella seduta del 17 maggio scorso, la Camera dei Deputati, ha approvato la proposta di Legge n. 3139-B – Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Ha esordito, con grande soddisfazione e una punta di commozione, nel ricordare di aver visto nascere questa legge insieme a Paolo Picchio, il papà di Carolina, la ragazza quattordicenne che, nel gennaio 2013 si uccise lanciandosi dal balcone di casa in seguito alla pubblicazione sui social di un video che la ritraeva mentre subiva violenza da parte del branco e che fu oggetto di insulti e scherno sul web.

“Protezione, sensibilizzazione e formazione”: queste le tre parole chiave indispensabili per educare i ragazzi ad un uso consapevole della rete, che, superata l’era di Facebook, offre nuovi servizi come Instagram (il social network che permette di scattare foto, applicare filtri e condividere su numerosi altri social) e Snapchat (il servizio di messaggistica istantanea per smartphone e tablet che consente di inviare agli utenti della propria rete messaggi di testo, foto e video visualizzabili solo per 24 ore). Purtroppo, nonostante la disinvoltura con cui vengono usati, pochi leggono le condizioni d’uso di questi servizi e non sanno che il traffico d’informazioni tra un mittente e un ricevente non è diretto, ma trova nel “server” un contenitore nel quale vengono depositati messaggi, foto e video, prima di rimbalzare verso il destinatario. Nulla si cancella, dunque, su Internet. Viviamo in un’era in cui la privacy non esiste più, perché le Apps possono accedere ai contatti, alla fotocamera del nostro smartphone e possono anche geolocalizzarci.

“Il fil rouge che ci ha accompagnato nel percorso di formazione è l’educazione quotidiana allo strumento, perché i nostri adolescenti condividono informazioni e scrivono cose personali con grande disinvoltura e leggerezza; nessuno dei tanti che abbiamo incontrato in questi anni nelle scuole ammette di aver condiviso contenuti intimi, ma siamo convinti che almeno uno su 5 abbia inviato e/o ricevuto immagini molto personali”. È veramente poca la consapevolezza della sicurezza che dovremmo avere in rete, tanto che il nostro profilo digitale spesso non combacia con quello reale e contiene molte più informazioni di quello che si dovrebbe. “Nel cellulare gli adolescenti fanno passare la loro vita e trovano nei social l’affermazione della loro identità; la loro memoria è corta perché è racchiusa all’interno dello smartphone”. E quante volte scriviamo messaggi di insulti senza chiederci che cosa proverà chi li riceve? Dovremmo aiutare i nostri figli/alunni a capire che usare i social “è figo”, ma bisogna usare la testa e il mondo adulto deve essere pronto ad accorgersi, accogliere e ascoltare il disagio dei ragazzi.

“Sui social noi non ci siamo – ha concluso Ivano Zoppi – e allora se vogliamo fare davvero prevenzione occorre che il mondo degli adulti riprenda in mano il suo compito educativo, coinvolgendo anche i nonni, perché sanno ancora educare; coinvolgendo le altre agenzie educative come gli oratori o le società sportive, ma soprattutto continuando ad insistere, magari anche solo dedicando un pomeriggio a costruire aeroplanini di carta da far volare, con parole belle scritte tra le pieghe”.

Ora che c’è la Legge, va attuata, perché, oltre a prevedere la possibilità, per la vittima di cyberbullismo che abbia compiuto almeno 14 anni o chi ne fa le veci, di chiedere e ottenere entro 48 ore l’oscuramento o la rimozione di ogni dato personale diffuso in rete, parla anche di una Scuola preparata e informata: per questo motivo il MIUR si sta attivando per la formazione del personale scolastico, demandando ai singoli istituti l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di Internet con la creazione di un referente scolastico per il bullismo.

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