Lavena Ponte Tresa | 6 Ottobre 2022

Tentato omicidio a Lavena Ponte Tresa: «L’imputato si esprime in un linguaggio incomprensibile»

Il Tribunale ha rinnovato l’incarico al perito che si sta occupando della capacità di intendere dell’uomo che ad agosto 2021 aveva aggredito un poliziotto con un coltello. «Impossibile comunicare»

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È accusato di tentato omicidio, ma dopo un anno di carcere non ha ancora dato prova di aver effettivamente compreso quanto avvenuto il 19 agosto del 2021 a Lavena Ponte Tresa, dove l’uomo oggi a processo – un marocchino di 30 anni – tentò di aggredire con un coltello uno dei due poliziotti luinesi che lo avevano fermato a bordo strada per un normale controllo, chiedendogli i documenti.

L’altro agente, data la reazione violenta e per difendere la propria incolumità e quella del collega, esplose al suo indirizzo un colpo di pistola, ferendolo all’addome ma non in modo grave.

In carcere l’imputato si esprime in un linguaggio incomprensibile. Tra lui e gli operatori che lo seguono c’è un muro di incomunicabilità. È quanto era già emerso nei mesi scorsi da una prima relazione comportamentale. Oggi il Tribunale di Varese ha assegnato un nuovo incarico al perito che si sta occupando del caso.

Il medico proverà a confrontarsi nuovamente con l’uomo – difeso nel procedimento dall’avvocato Fulvio Dagnoni – e lo farà a partire dal prossimo mese. Poi a febbraio tornerà in aula a relazionare e le sue conclusioni saranno decisive per stabilire la consapevolezza del trentenne al momento dei fatti (non è ancora stato possibile accertarlo) e la sua attuale capacità di stare in giudizio, che al momento appare improbabile ma le condizioni psichiche dell’uomo potrebbero essere reversibili – ha affermato il perito – dettaglio quest’ultimo che ha imposto al tribunale il rinvio al prossimo inverno per l’ultimo accertamento.

In caso di confermata incapacità di intendere e di volere i giudici potrebbero emettere una sentenza di proscioglimento, che in presenza di pericolosità sociale dell’imputato potrebbe però essere associata ad una misura di sicurezza, come ad esempio la restrizione del soggetto in una apposita struttura sanitaria.

Il trasferimento in una una REMS, cioè una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, era in realtà già stata indicato dal perito nominato dal tribunale, ma per mancanza di posti nella struttura scelta il trentenne è poi stato trasferito dal carcere di Busto Arsizio a quello di Belluno, dove è presente un servizio psichiatrico adeguato per la sua situazione.

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