Il 19 agosto 2021 reagì con violenza alla richiesta di due poliziotti di Luino di esibire i documenti – che non aveva con sé – e con un coltello cercò di colpirli lungo il tratto di strada provinciale che collega Lavena Ponte Tresa a Brusimpiano. Per quei fatti l’uomo, un 30enne marocchino senza fissa dimora, è ora accusato di tentato omicidio.
Il procedimento penale a suo carico, un anno dopo quei fatti, resta però sospeso, in attesa di fare chiarezza circa la sua capacità di intendere e di volere.
Sul delicato aspetto riguardante le condizioni dell’uomo – difeso nel procedimento dall’avvocato Fulvio Dagnoni – sono ancora in corso valutazioni, e nella giornata di ieri il Tribunale di Varese ha stabilito un nuovo rinvio per consentire ad uno specialista di svolgere ulteriori accertamenti.
Il 30enne, trasferito dal carcere di Busto Arsizio a quello di Belluno, dove è presente una struttura psichiatrica maggiormente indicata per la gestione del caso, non comunica con gli operatori incaricati di seguirlo. Ma le sue condizioni non sono irreversibili, secondo quanto indicato dal perito, e questo ha consentito ai giudici di disporre un incarico integrativo dopo il quale, tra sei mesi, verrà presa una decisione.
Quel giorno d’estate di un anno fa la presenza del nordafricano a bordo strada e il suo atteggiamento avevano insospettito gli agenti impegnati in una normale attività di presidio del territorio. Davanti alla richiesta di identificarsi il 30enne cercò di aggredire gli agenti e a quel punto uno di loro, data la pericolosità della situazione, esplose un colpo di pistola verso il cittadino straniero, ferendolo all’addome. Il proiettile, fortunatamente, non raggiunse organi vitali e il marocchino, dopo le cure in ospedale, fu tratto in arresto.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0