Alto Varesotto | 11 Settembre 2022

Valli luinesi, cinghiali: stagione con oltre 100 uccisioni e clima anomalo

Caccia di selezione alle battute conclusive nel territorio del nord Verbano. Il bilancio tra campi danneggiati e proliferazione della specie: il caldo ha incentivato gli spostamenti

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Più che l’allarme per i problemi sanitari (rogna e peste suina) hanno inciso i cambiamenti del clima impazzito. E per il resto i cacciatori hanno fatto il loro lavoro. Il piano della caccia di selezione al cinghiale, avviato ad inizio giugno sul territorio delle valli luinesi, sta per concludersi e il bilancio è positivo.

Negli scorsi giorni il numero degli esemplari abbattuti ha toccato quota 116, e il target fissato a 120 uccisioni verrà quindi raggiunto a breve, in un contesto – quello del Comprensorio Alpino Nord Verbano, 5 mila ettari tra Veddasca e Valdumentina – dove le condizioni meteo hanno contribuito a rendere la stagione anomala, per quanto soddisfacente. 

Grande impegno per tenere sotto controllo la proliferazione della specie, pronta a raddoppiare nel giro di una stagione senza i dovuti abbattimenti; ma anche grande caldo, fattore che ha spinto gli animali ad uscire allo scoperto ad orari impossibili, specialmente di notte. Il clima ha influito sulle abitudini del cinghiale (che solo di recente ha ricominciato a cercare il cibo di prima mattina, complice l’abbassamento di qualche grado della temperatura), ma ciò non ha salvato il territorio dall’impatto devastante della specie. 

Campi sottosopra e raccolti andati a male segnano puntualmente il passaggio di gruppi di cinghiali. E per chi lavora la terra sono dolori. Da una parte le ultime piogge hanno fatto da richiamo per l’animale, attratto da un terreno più fresco e morbido e dalla presenza di larve e insetti, dopo settimane di canicola e superfici aride; dall’altra le aree concimate e quelle impiegate per la fienagione hanno rappresentato, come sempre, un richiamo irresistibile per l’ungulato più temuto, che per natura si ciba di tutto. 

Paü, Bedea, i campi verso Palone e Fornasette ma anche la zona di Tronzano. Queste la aree più danneggiate e quelle in cui si è concentrata la metà circa degli abbattimenti. «Anche se il cinghiale è presente su tutto il territorio del Comprensorio Alpino Nord Verbano – precisa Lino Passalacqua, presidente dell’ente – e si sposta molto più che in passato, quando poteva nascere e morire nella stessa area, perché spinto dalla ricerca di cibo». E le malattie annunciate ad inizio stagione come una minaccia? «Da noi le analisi sugli esemplari che si presentavano quasi del tutto senza pelo, hanno dato esito negativo per quanto concerne la rogna sarcoptica, letale per l’animale e contagiosa anche per l’uomo. Stesso discorso per la peste suina africana: abbiamo avuto 5 decessi sospetti ma gli approfondimenti hanno escluso la presenza del virus. Le carcasse poi sono state bruciate». 

Sul conteggio degli esemplari abbattuti interverrà nei prossimi mesi anche il bilancio della caccia collettiva al cinghiale. Partirà a novembre e proseguirà fino alla fine di gennaio, impegnando 100 cacciatori del comprensorio. L’obiettivo consiste nel raggiungimento di almeno 250 uccisioni. L’anno scorso il bilancio fu di 352 abbattimenti (tra caccia di selezione e caccia a squadre) e mandò un segnale di crescita rispetto ai risultati delle stagioni precedenti, con circa un centinaio di abbattimenti in più. «La resa è subordinata al clima – aggiunge Passalacqua – con la neve gli animali tendono ad abbandonare le aree in quota e la caccia diventa più redditizia, anche grazie alle tracce lasciate sul terreno dagli esemplari». Con il bel tempo e in assenza di precipitazioni accade esattamente l’opposto. 

Mentre i cacciatori sparavano nei boschi, attorno ai centri urbani aumentava la presenza di cinghiali, di giorno così come di notte. Il fenomeno è stato oggetto di numerose segnalazioni che si sono moltiplicate durante l’estate in tutte le valli dell’alto Varesotto (tra i casi più eclatanti, quello avvenuto a Marchirolo). Come se ne esce? «I cacciatori conoscono la problematica ma non possono intervenire – commenta il presidente del Comprensorio Alpino – perché il compito spetta alle guardie venatorie. Abbiamo chiesto più di una volta di potenziare la loro attività, proponendo anche un distaccamento locale con 4 vigilanti. Oggi sono una decina per tutta la provincia di Varese, quando in passato la vigilanza venatoria poteva contare su 25 addetti». 

Numeri che descrivono una carenza da affrontare, anche se di recente la Regione ha annunciato piani di abbattimento straordinari, da qui al 2025, senza limiti agli orari e ai capi da prelevare. Ma il passaggio dalla teoria alla pratica non è ancora stato attuato. Nel frattempo però si può fare qualcosa: «Ripartire dal comportamento delle persone – riflette Passalacqua – che non dovrebbero dare da mangiare agli animali selvatici, che si abituano all’ambiente urbano a causa dell’uomo. E poi c’è il problema dell’abbandono dei rifiuti, o comunque di una gestione scorretta dell’immondizia, che attira i cinghiali verso le case». 

Il senso civico, in altre parole, può fare la differenza. Per il resto si attendono svolte a livello normativo, ma questo dipende dalla politica regionale e anche dai ministeri. Poi ci sono i cacciatori, con il loro ruolo a metà tra passione e presidio del territorio, spesso al centro di critiche polemiche anche feroci. «Molti ce l’hanno con i cacciatori – aggiunge in conclusione il presidente del comprensorio alpino – ma se non ci fossero loro chi si occuperebbe della gestione di una specie che si riproduce in modo così veloce? Oltre la passione c’è l’impegno per la tutela dei boschi, è importante che la gente lo tenga presente. Non possiamo permetterci di mollare la presa».  

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