La mattina dell’11 febbraio 2020 alle porte del villaggio olandese un incendio interessò l’area boschiva situata a ridosso dei bungalow che rendono caratteristica la località collinare appartenente al Comune di Brezzo di Bedero. Il forte vento di quei giorni e il terreno secco contribuirono ad alimentare le fiamme, poi domate grazie all’intervento dei vigili del fuoco, giunti sul posto insieme ai carabinieri forestali e agli operatori della Comunità montana.
Passata la paura e bonificata l’area, la Procura di Varese avviò un’indagine sulle cause di quell’episodio, arrivando in seguito a chiedere il rinvio a giudizio per un cittadino luinese di 72 anni, oggi a processo.
L’uomo, come si è appreso ad inizio estate dalle prime testimonianze raccolte davanti al giudice (qui i dettagli), era stato autorizzato dal Comune ad occuparsi della manutenzione del bosco, e non era raro vederlo maneggiare le ramaglie, prodotte dal disboscamento, per creare dei mucchi di materiale da bruciare.
«I boscaioli lo fanno, l’importante è stare attenti e non lasciare i fuochi incustoditi”, aveva sottolineato in udienza l’amministratore del villaggio, abituato a vedere il 72enne impegnato in quella attività, tra il bosco di proprietà comunale e il suo bungalow. «Accendeva spesso i fuochi in giardino», aveva aggiunto un’altra testimone, moglie del turista olandese che quel giorno di febbraio di due anni fa aveva lanciato l’allarme dalla propria casa vacanze. Ieri mattina in tribunale a Varese un’altra donna, di origine tedesca, ha fornito la propria versione, confermando che l’odierno imputato – difeso nel procedimento dagli avvocati Paolo Bossi e Pierpaolo Fusco – si trovava al villaggio il giorno del rogo, e che già alcuni giorni prima lo aveva notato nel bosco, intento a bruciare del materiale, in compagnia di altre persone. «Lo conosco solo di vista, so che ha una proprietà vicina alla mia», ha specificato la donna, assistita dall’interprete, incaricata di tradurre domande e risposte dall’italiano al tedesco, e viceversa.
Possibile che a distanza di così tante ore un braciere spento in malo modo abbia generato un incendio in grado di divorare parte di un’area boschiva che si estende su un terreno di circa 50 mila metri quadrati? Il quesito tornerà in primo piano nel corso della fase dibattimentale del processo, che proseguirà a febbraio con la deposizione di un consulente della difesa. Centrale anche il tema dell’origine dell’incendio: con i rilievi effettuati all’epoca, è possibile stabilire con certezza il punto da cui le fiamme si svilupparono quella mattina?
Intanto la difesa ha annunciato che il 72enne non si sottoporrà all’esame delle parti, ma fornirà comunque spontanee dichiarazioni in aula. L’uomo deve inoltre fare i conti con una sanzione amministrativa di oltre 90.000 euro, emessa a suo carico per i fatti riguardanti il rogo. Il provvedimento è stato però impugnato dai suoi avvocati.
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