L’incendio divampato la mattina dell’11 febbraio 2020 alle porte del Villaggio Olandese – la località turistica situata nella zona collinare del Comune di Brezzo di Bedero – non provocò soltanto un grande spavento tra i residenti e i vacanzieri proprietari di seconde case in quell’area, composta da bungalow e altre piccole abitazioni. Per la Procura di Varese la responsabilità del rogo – che interessò una parte di bosco di circa 50 mila metri quadrati – è da attribuire ad un settantaduenne luinese, oggi a processo.
L’uomo, difeso dagli avvocati Paolo Bossi e Pierpaolo Fusco, all’epoca dei fatti era proprietario di un bungalow collocato a poche decine di metri dal terreno comunale interessato dalle fiamme, e si occupava della manutenzione e della pulizia del bosco, con regolare autorizzazione del Comune. Era inoltre proprietario di una porzione di quel terreno, in parte disboscato. Per il rogo è stata emessa a suo carico una pesante sanzione amministrativa, di oltre 90.000 euro, impugnata dai difensori.
«Dopo il disboscamento, i tronchi sono stati portati via, mentre la ramaglia è rimasta sul posto – ha spiegato in Tribunale a Varese l’amministratore del villaggio, chiamato a testimoniare – I boscaioli bruciano abitualmente questi cumuli di rami, perché fanno volume. Non c’è niente di strano, l’importante però è spegnere bene la brace».
Punto, quest’ultimo, che si collega alla tesi accusatoria, secondo la quale, poche ore prima dell’allarme lanciato l’11 febbraio 2020 da un olandese in vacanza, tra il bosco e la proprietà del settantaduenne venne acceso un fuoco di quelli descritti dal testimone. Un fuoco che poi non sarebbe stato spento nella maniera corretta. E il forte vento fece il resto.
«Eravamo già in allerta per possibili incendi, proprio a causa del vento – ha ricordato davanti al giudice un carabinieri forestale intervenuto a Brezzo quella mattina di febbraio di due anni fa – La segnalazione dal Villaggio Olandese è arrivata intorno alle 8.30. Alle 8.50 eravamo sul posto, insieme ai vigili del fuoco e agli operatori della Comunità Montana. Le fiamme erano alte, temevamo che potessero spostarsi verso le case. Bruciavano gli alberi e bruciava il sottobosco, era tutto molto secco».
L’imputato accendeva spesso bracieri in giardino: lo ha affermato in udienza la moglie del turista olandese che quella mattina aveva dato l’allarme. La donna, durante le indagini, disse ai carabinieri che anche il giorno precedente i fatti il boscaiolo settantaduenne si trovava in giardino, in compagnia di un altro uomo, ma non riuscì ad essere più precisa sull’attività che i due stavano svolgendo.
Si trattava di uno di quei bracieri necessari ad eliminare i rami accumulati con la pulizia del bosco? In assenza di ulteriori testimoni oculari, non è possibile stabilirlo. Una cosa però è certa, secondo la tesi dell’amministratore del villaggio: «Quei fuochi venivano spesso lasciati incustoditi, per questo non mi sono meravigliato quando è scoppiato l’incendio».
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0