Sospesa l’erogazione dell’assegno unico familiare per i frontalieri: in molti, in questi ultimi due mesi, hanno ricevuto una lettera dallo Ias (l’Istituto delle Assicurazioni Sociali con sede a Bellinzona) con la quale viene loro comunicato che l’ente è in attesa di chiarimenti dalla controparte italiana, l’INPS, per «determinarsi sul diritto agli assegni».
E fino a quando l’ente previdenziale italiano non darà una risposta univoca in merito, dunque, niente 200 euro a figlio in busta paga: una situazione che sta coinvolgendo tantissimi lavoratori anche nel Luinese e in tutta la provincia di Varese.
«Tutto nasce dal varo della legge sull’assegno unico universale – spiega a VareseNoi Mauro Fiorbianco, frontaliere da 15 anni che si è fatto portavoce del problema – il cui Decreto Attuativo non chiarisce la natura fiscale di questo sussidio nei meccanismi che regolano l’accordo bilaterale Italia-Svizzera sui frontalieri e pertanto l’INPS non sa cosa rispondere».
Contattata la sede di Varese, ha aggiunto Fiorbianco, si è appreso che «al momento “sono in attesa” di una circolare che chiarisca la posizione e consenta quindi una risposta definitiva da INPS a Ias ma i mesi passano». E proprio per il trascorrere del tempo, si prospetta un altro “rischio”: l’erogazione delle somme in busta paga potrebbe essere penalizzata dal cambio di aliquota fiscale dettata dal maggior imponibile in busta paga, facendo così tornare parte del denaro nelle casse cantonali.
Sul problema è intervenuto anche il senatore varesino del Partito Democratico Alessandro Alfieri: «In questi mesi – afferma – mi sono adoperato in prima persona per risolvere e semplificare il passaggio di comunicazioni tra Italia e Svizzera relativo agli assegni familiari dei frontalieri. È stato un lavoro condotto su due fronti. Con la controparte elvetica, nella persona dell’ambasciatrice a Roma che ho più volte incontrato, c’è sempre stata la massima collaborazione e si è creato il clima necessario a superare gli ostacoli burocratici, con l’INPS purtroppo ogni passaggio è più difficile».
«La comunicazione dell’Istituto delle assicurazioni sociali elvetiche dimostra come all’INPS serva una scossa, – conclude Alfieri – non può sempre muoversi come un carrozzone lento e sordo alle esigenze dei territori come il nostro».
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