Lindau | 28 Giugno 2022

Da Luino al “Lindau Nobel Laureate Meeting”, Adele Gabba incontra i Premi Nobel per la Chimica

La giovane dottoressa: «Un'esperienza di crescita professionale e personale unica, non finirò mai di ringraziare il professor Galietti che durante gli anni liceali mi ha trasmesso questa passione»

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Dai banchi di scuola del liceo scientifico “Vittorio Sereni” di Luino, fino ad arrivare al “Lindau Nobel Laureate Meeting”, uno tra gli eventi più importanti al mondo, in Baviera, dove dal 1952 si tengono conferenze scientifiche con l’obiettivo di riunire Premi Nobel e tanti giovani scienziati, per favorire lo scambio scientifico tra generazioni, culture e discipline diverse.

Questo è l’ennesimo traguardo raggiunto dalla dottoressa luinese Adele Gabba, che si era contraddistinta tra il 2019 e il 2020 per alcune importanti ricerche, sia in Irlanda, dove ha vinto il prestigioso premio dell’Institute of Chemistry of Ireland, che a Boston, negli Stati Uniti, città in cui ha ricevuto la borsa “Marie Skłodowska-Curie” (Marie Skłodowska-Curie Individual Fellowships), per un progetto che potrà essere fondamentale per il futuro della ricerca, a livello mondiale.

Una bella opportunità, quindi, per Adele, che in questi giorni e fino a venerdì primo luglio, sta incontrando e si sta confrontando con i Premi Nobel per la Chimica, non solo riunioni accademiche, ma anche in momenti conviviali come colazioni, pranzi e cene, dove sta ricevendo utili consigli e sta raccogliendo esperienze dai più importanti esponenti di chimica a livello mondiale.

«Mi sono candidata in Irlanda, nel 2019, per partecipare a questo meeting e sono stata selezionata – racconta Adele -. Dopo due anni di conferenze online, a causa del Covid, quest’anno siamo tornati a riunirci in presenza ed è un’esperienza bellissima. Ogni paese dà questa opportunità ai propri ricercatori, per è stato fondamentale l’Irish Research Council. Partecipiamo a incontri, facciamo domande e ci confrontiamo con i Premi Nobel, una bellissima occasione di crescita sia a livello professionale che personale».

«L’altra sera a cena ero seduta a fianco a Ben Feringa, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 2016 assieme a Jean-Pierre Sauvage e J. Fraser Stoddart, per la progettazione e la sintesi di macchine molecolari – continua ancora Adele -. Abbiamo parlato di chimica e scienza, ma anche della passione per gli sci e del fatto che lui non è mai venuto in Italia a sciare. Mi ha raccontato tante storie sulla sua vita e mi ha dato tanti consigli, dicendomi quanto sia ottima l’università italiana e il lavoro dei nostri ricercatori».

Purtroppo, però, né lo Stato italiano così come nessun altro ente scientifico dà la possibilità a ricercatori del Belpaese di partecipare a questo meeting. «È un peccato perchè gli studenti possono farlo solo una volta nella vita – spiega ulteriormente Adele -, mentre i Premi Nobel partecipano ogni anno. In questi giorni, sorridendo, ci hanno detto che “se vogliamo tornare, sarà fondamentale vincere un Nobel”. Parlare con loro, sentirsi dire che bisogna sognare in grande e fare cose coraggiose è davvero stimolante. Questi scienziati non sono diversi da altri, ma hanno semplicemente avuto il coraggio e la possibilità di fare ricerche molto ambiziose».

«Mi sono impegnata molto in questi anni per partecipare a questo meeting – spiega Adele – e ho avuto la possibilità di coronare un sogno nel cassetto, ne sono felicissima. Chi vince il Premio Nobel lo riceve non solo perchè compie una ricerca prestigiosa e importante, ma lo riceve anche perchè cambia qualcosa nell’umanità per lo sviluppo e il benessere della collettività. Incontrare queste persone che hanno fatto queste scoperte e hanno cambiato le sorti dell’umanità, è meraviglioso e motivante per il mio futuro».

Infine un pensiero agli anni liceali per Adele, dove ha cominciato ad amare la chimica grazie ad un suo docente recentemente scomparso, il professor Vincenzo Galietti. «Il professor Feringa alla fine della sua presentazione ha mostrato una slide con i ringraziamenti a tutti gli insegnanti che ha avuto… io ho pensato al mio insegnante delle superiori, al mio caro compianto professor Galietti, che mi ha fatto amare questa materia. Non finirò mai di ringraziarlo nella mia vita».

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