Londra | 12 Febbraio 2020

Da Luino a Boston, il progetto scientifico di Adele Gabba in cima al mondo

L’obiettivo del progetto è scoprire se alcuni recettori sulle cellule del nostro sistema immunitario “comunicano” quando devono inviare un segnale di pericolo

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La giovane dottoressa luinese Adele Gabba, negli scorsi giorni, ha ricevuto la borsa individuale “Marie Skłodowska-Curie” (Marie Skłodowska-Curie Individual Fellowships), per un progetto che potrà essere fondamentale per il futuro della ricerca, a livello mondiale.

“LectiNet”, questo il nome del progetto realizzato dalla luinese, riceverà fondi europei che solitamente vengono rilasciati per finanziare progetti di eccellenza di giovani ricercatori di tutte le nazionalità e in tutte le fasi della carriera. Con questi finanziamenti (quest’anno in totale sono stati messi a disposizione 300 milioni di euro per 10mila candidature), si incoraggiano la mobilità transnazionale, intersettoriale e interdisciplinare, ma le borse, di due o tre anni, oltre a coprire lo stipendio dei ricercatori e contribuire a spese di viaggio e famigliari, coprono parte dei costi vivi della ricerca.

Adele, così, grazie a questo finanziamento, trascorrerà due anni nel dipartimento di chimica di MIT, a Boston negli Stati Uniti, sotto la supervisione della professoressa Laura L. Kiessling, portando con sé tutto il suo bagaglio culturale e scientifico appreso in Europa finora.

Il progetto “LectiNet” è molto ambizioso perchè si pone come obiettivo quello di scoprire se alcuni recettori sulle cellule del nostro sistema immunitario “comunicano” quando devono inviare un segnale di pericolo e se, sfruttando le nostre conoscenze di chimica, possiamo inserirci nelle loro conversazioni.

“Ancora adesso faccio fatica a credere al risultato ottenuto – commenta emozionata Adele -. Sapevo che avrei dovuto ricevere una risposta in questo periodo, ma quando mio marito mi ha svegliata alle due della mattina urlando “Gabbaaaa (sì, ci chiamiamo per cognome), lo sai con che punteggio l’hai presa?’, ho subito capito di cosa stesse parlando. Avevo il cuore in gola, tremavo, mi sono sentita euforica, felice… incredula. Dopo un bel po’ di tempo mi sono sentita una ‘buona scienziata’, una ricercatrice ‘meno mediocre'”.

La settimana prima ero rassegnata all’idea che avrei dovuto riscrivere il progetto e inviarlo nuovamente a settembre 2020 – spiega ancora Adele -. Mi ero iscritta ad un corso per imparare a scrivere progetti e richiedere finanziamenti. Continuavo a pensare di aver dato tutto quello che avevo, di aver fatto il meglio che potessi. Ed è andata proprio così perchè ho preso un punteggio di 99.4 su 100, il più alto in Europa della mia categoria. Se non bastasse sono stata finanziata al primo tentativo e ancor prima di aver finito il dottorato”.

Un grandissimo risultato, insomma, visto che le probabilità di successo aumentano per ricercatori più esperti, solitamente raggiungendo un picco di circa il 12-15% ad uno-tre anni dopo la conclusione del dottorato. Adele, però, rientrava nella fascia di “successo più bassa”, infatti le era stato consigliato più volte di attendere per avere un curriculum vitae più “competitivo”.

Sono al settimo cielo per aver ricevuto questa opportunità, ma onestamente sono ancor più contenta che questo risultato positivo mi abbia dato il privilegio di poter guardare al di là del punteggio. Mi ha dato la possibilità di parlare apertamente con i miei colleghi e di riflettere sulle ondate di autostima che vanno e vengono ad ogni articolo rigettato o accettato! Inizierà un’avventura stimolante e meravigliosa”, conclude la giovane dottoressa luinese.

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