Brenta | 12 Aprile 2022

Spaccio nei boschi, restano in carcere i due pusher arrestati a Brenta

Convalidato il fermo degli spacciatori braccati giovedì dopo un inseguimento. Le indagini sono indirizzate sul terzo complice e sui vertici dell’organizzazione

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Restano in carcere i due marocchini di ventisette e ventisei anni arrestati lo scorso giovedì dai carabinieri di Luino nei boschi di Brenta, dove erano stati intercettati dopo un inseguimento all’interno dell’area situata attorno al santuario di San Quirico.

La convalida del fermo è arrivata nelle scorse ore, a seguito di un lungo interrogatorio che si è svolto nella casa circondariale di Varese. I due giovani, accusati di spaccio e del possesso illecito di un revolver trovato tra i loro effetti personali, hanno risposto alle domande del gip Giuseppe Battarino, che ha poi firmato l’ordinanza che prolunga la loro permanenza dietro le sbarre.

Gli spacciatori finiti in manette sarebbero soltanto delle pedine, dei galoppini al servizio di una articolata organizzazione su cui si stanno concentrando le indagini, finalizzate inoltre a rintracciare il terzo soggetto che a Brenta, subito dopo il blitz partito al momento della cessione di una busta di cocaina ad uno dei tanti “clienti” di giornata, aveva fatto perdere le sue tracce.

Un sistema, quella che ha portato i due spacciatori nei boschi della Valcuvia con armi e attrezzi per la sopravvivenza, non necessariamente radicato sul territorio delle valli per quel che riguarda le figure al vertice dell’organizzazione, nonostante sia qui nell’alto Varesotto il contesto dove l’attività di compravendita, all’ombra delle piante e tra gli anfratti, viene portata avanti quotidianamente, secondo precise regole che, come già visto in diverse operazioni anche recenti, condotte dai carabinieri, si basano su un rapporto di stretta intesa tra fornitori e assuntori; un rapporto fatto di comunicazioni via cellulare per stabilire le modalità di cessione dello stupefacente, ma anche di favori più o meno impegnativi offerti dai tossicodipendenti di zona, che vanno dai passaggi in auto per raggiungere e lasciare i boschi, fino alla disponibilità ad instaurare una convivenza temporanea con i pusher per garantire loro un letto dove coricarsi a “fine turno”.

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