Varese | 27 Marzo 2022

Guerra in Ucraina: da Ue ok a semina di altri 200 mila ettari in Italia per mais e grano

Coldiretti: “Servono misure coraggiose per ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni". La Lombardia è tra le regioni maggiormente coinvolte

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(A cura di Coldiretti Varese) Dall’Unione Europea arriva il via libera alla semina in Italia di altri 200mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, necessari per ridurre la dipendenza dall’estero.

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti al vertice con il ministro Stefano Patuanelli in riferimento alle misure europee adottate per fronteggiare la crisi per la guerra in Ucraina con la messa a coltivazione di ulteriori quattro milioni di ettari nella Ue per ridurre la dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi, che sta mettendo in difficoltà la capacità di approvvigionamento in Italia e nell’Unione Europea. Tra le regioni più interessate ci sono la Campania con 10.500 ettari, la Lombardia con 11.000, il Veneto con 12.300 ettari, il Piemonte con 17.544 e l’Emilia-Romagna con 20.200.

“Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue può essere garantita all’Italia una produzione aggiuntiva stimata dalla Coldiretti in circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e di tenero per fare il pane” evidenzia il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori, che sottolinea come nel medio periodo “si tratti di un quantitativo che può aumentare di almeno cinque volte con la messa a coltura di un milione di ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica che colpiscono anche il nostro territorio prealpino e a causa della siccità che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua”.

Un obiettivo raggiungibile per l’Italia che ha abbandonato negli ultimi 25 anni più di un appezzamento agricolo su quattro (il 28% della superficie coltivabile), perché molte industrie hanno preferito approvvigionarsi all’estero speculando sui bassi prezzi degli ultimi decenni anziché fare accordi di filiera con compensi equi come propone la Coldiretti per stabilizzare le quotazioni e garantire nel tempo l’approvvigionamento. Una soluzione che consentirebbe di limitare fortemente la dipendenza dell’Italia dall’estero da dove arriva ora circa la metà (47%) del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali.

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