Varese | 27 Marzo 2022

Frontalieri, nuovo accordo fiscale: le priorità dei Comuni di frontiera

Il tema è stato oggetto di un incontro a Ville Ponti. Mastromarino sulla linea dei territori al confine: ristorni, esenzioni impositive, progetti di sviluppo

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Il sì arrivato nelle scorse settimane dalla Confederazione elvetica e la discussione attualmente in corso in Senato, nel nostro Paese, sono gli ultimi due tasselli del percorso istituzionale che porterà all’approvazione del nuovo accordo sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, prevista per l’inizio del prossimo anno.

Il tema è stato oggetto ieri mattina di una conferenza organizzata a Ville Ponti di Varese dal Comune, in collaborazione con l’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera (ACIF). Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’associazione che rappresenta gli interessi dei frontalieri di oltre ottanta Comuni tra le province di Varese e Como, il Piemonte, la Valle D’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano, ha rimarcato con il suo intervento gli obiettivi che l’ente da lui presieduto intende assicurarsi, nel corso delle trattative, per tutelare economicamente e a livello lavorativo quei cittadini che risiedono nella fascia dei venti chilometri dalle zone di confine.

Tra i punti al centro del nuovo accordo – “un accordo che funzionerà perché è nato dal basso, con il coinvolgimento degli enti locali”, ha affermato il governatore di Regione Lombardia, Attilio Fontana – c’è il passaggio alla doppia imposizione fiscale per i nuovi frontalieri, cioè quelli che entreranno nel mercato del lavoro dopo l’entrata in vigore dell’accordo, e un confronto sulla gestione in autonomia da parte delle amministrazioni comunali di confine dei cosiddetti “ristorni“, soldi derivanti dalle imposte versate dai lavoratori italiani in Svizzera, che la Confederazione restituisce ai Comuni di residenza dei frontalieri ogni anno, con una quota di circa il 40%, che corrisponde però a milioni di euro, fondamentali per la realizzazione di opere pubbliche.

Mastromarino ha rilanciato sull’importanza di difendere l’attuale assetto fiscale (una sola imposizione alla fonte) per chi già lavora in Svizzera, inserendo nell’accordo una franchigia adeguata di esenzione impositiva (da tempo si parla di una soglia di 10 mila euro) per i nuovi frontalieri.

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa ha poi ripercorso alcuni dei principali passaggi storici negli accordi economici e fiscali tra Svizzera e Italia sul tema dei lavoratori frontalieri, a cominciare dall’accordo approvato nel 1974 e tutt’oggi in vigore. «I nostri lavoratori – ha ricordato Mastromarino riferendosi a quell’epoca – si recavano giornalmente in Svizzera, contribuendo in modo decisivo alla crescita economica dei Cantoni di confine, e facevano poi rientro la sera nei propri Comuni, dove necessitavano di scuole, di strade, di parchi gioco per sé e per le proprie famiglie. Producevamo cioè ricchezza in un altro Stato che non forniva loro servizi, che ricadevano interamente sulle comunità locali interessate da un aumento esponenziale della popolazione. Ha detto qualcuno che “esportavamo lavoratori e importavamo consumatori”. Il mio sindaco di allora, Antonio Sanna, che di quell’accordo è il principale ispiratore e che tutti noi ricordiamo per la sua azione incisiva ed efficace, dovette reperire per noi bambini che iniziavamo la prima elementare, due aule in un edificio di fortuna, in attesa di poter ampliare l’edificio scolastico ormai insufficiente».

L’accordo del 1974 arrivò in questo contesto per rispondere efficacemente alle problematiche, facendo ricorso al meccanismo della compensazione finanziaria: i ristorni. Un meccanismo che oggi ACIF vuole difendere in quanto punto cruciale del nuovo accordo. “Garantire ai Comuni di frontiera le risorse finanziarie, attraverso trasferimenti dallo Stato (nel limite massimo del 50% dell’importo annualmente attribuito), assicurando che non vi siano riduzioni delle risorse attualmente disponibili tramite il versamento dei ristorni” (89 milioni di euro nel 2019), è infatti il punto in cima alla lista delle richieste formulate dall’associazione con riferimento alle trattative in corso.

Decisivo, poi, sarà il finanziamento di progetti di sviluppo economico e sociale nei Comuni di frontiera (definito dall’articolo 2 del nuovo accordo), con l’istituzione di un apposito fondo e il potenziamento delle infrastrutture. «Chiediamo inoltre che le modalità di utilizzo delle risorse del fondo siano definite dai ministeri competenti – ha sottolineato in conclusione Mastromarino – con la partecipazione attiva dei Comuni dell’area di frontiera, e che si riveda la soglia del 4% nel rapporto tra numero dei frontalieri e popolazione residente nell’anno di riferimento, per aumentare la platea dei Comuni che accedono direttamente ai ristorni».

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