Luino | 18 Marzo 2022

Luino, i risultati dei questionari sul sistema sociosanitario: «Non è mai troppo tardi per la partecipazione»

Esito definito «piuttosto deludente», con poche partecipazioni da parte di medici e amministratori. Ecco una sintesi delle risposte ottenute

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(A cura di Marina Perozzi e Diego Intraina) Il 27 gennaio scorso, attraverso la pubblicazione di un articolo su Luino Notizie, si proponeva di approfondire l’argomento riguardante la situazione socio sanitaria della nostra zona e delle prospettive future rispetto all’attuazione del PNRR attraverso una serie di questionari anonimi rivolti a diverse categorie di cittadini e di operatori pubblici.

L’esito è stato piuttosto deludente, in quanto nessuno degli amministratori pubblici, né dei medici ospedalieri e delle associazioni ha risposto; un esiguo numero (3) di medici di base ha partecipato e un numero più consistente (28), ma comunque poco significativo di cittadini ha aderito alla richiesta.

Disinteresse per l’argomento? Poca propensione ad occuparsi di un argomento così “tecnico”? Attenzione delle persone concentrata su altri problemi, più gravi e immediati?

Possono essere molteplici le cause di questo disinteresse, la prima delle quali il fatto che quando a proporre simili iniziative sono singoli cittadini e non gruppi “accreditati” ci si chiede se nascondano finalità non confessate, se lo scopo sia quello di creare polemiche, o più semplicemente ci si interroga sulla reale possibilità che l’iniziativa individuale possa generare un dibattito generale, che parta dalla “base”, su un argomento che dovrebbe essere di interesse comune.

Probabilmente siamo di fronte ad una sorta di paura e di soggezione nell’esprimere opinioni riguardo all’interpretazione di un documento come quello del PNRR che è sconosciuto ai più e del quale non ci si può occupare, se non uscendo dalla logica dell’utente che si accontenta di servizi erogati “dall’alto” senza interrogarsi se e come potrebbero essere adeguati al territorio in cui vive e/o migliorabili.

Possiamo capire l’assenza dei medici ospedalieri alla nostra richiesta, perché magari non si sono fidati dell’anonimato promesso dal questionario e per la loro particolare situazione sindacale, temendo possibili recriminazioni da parte dell’Azienda; possiamo tentare di dare una spiegazione all’assenza degli amministratori pubblici, che forse non hanno ritenuto di dover dare delle spiegazioni e hanno delegato al “Documento dell’Assemblea dei Sindaci del Piano di Zona” il compito di dialogare con i vertici della Sanità, ma non hanno sentito la necessità di un confronto con i cittadini.

Ciò che risulta inspiegabile, invece, è il disinteresse delle associazioni, dei comitati pro ospedali e dei partiti, che dovrebbero essere sempre in ascolto della gente, per captare eventuali segnali di malessere, o l’esigenza di capire e partecipare alla vita pubblica in modo più consapevole, facendosi portavoce dei loro pensieri.

Abbiamo anche provato a fare autocritica, cercando di individuare eventuali falle nell’approccio comunicativo utilizzato (quello del questionario online) e delle forme con le quali è stato diffuso e condiviso. Ci siamo resi conto che ancora non è stata maturata la potenzialità positiva dei canali social, pensando al loro uso prevalentemente con funzione di intrattenimento, ma non quando si tratta di sfruttarli per sondaggi e azioni politiche come quella sull’imminente modifica della sanità pubblica.

Ma forse questo silenzio è comunque da considerarsi una risposta, che possiamo soltanto tentare di interpretare:

– mancanza di fiducia sulla forza di rappresentanza politica e sull’interpretazione di questa “rivoluzione sanitaria” e soprattutto in ciò che il Governo, attraverso i suoi organi amministrativi, riuscirà ad applicare e gestire in Italia;

– da utenti è più semplice protestare per una sanità pubblica che non funziona, piuttosto che farsi promotori, attraverso la lettura dei documenti, di possibili modifiche/cambiamenti della propria realtà socio/sanitaria.

Ci rendiamo anche conto che probabilmente il clima di sfiducia generalizzato porta alla scelta di subire ciò che viene importo dall’alto, anziché portare ad una “ribellione” del cittadino, per rivendicare un ruolo attivo e democratico nella società, tuttavia abbiamo comunque registrato un modesto tentativo di far sentire la voce del popolo attraverso le risposte dei (28) cittadini che hanno compilato il questionario.

Ecco in sintesi il risultato del questionario rivolto ai cittadini:

– il 56,5% non è a conoscenza del nuovo sistema sanitario inserito nel PNRR e il 43,5% non lo è completamente e sufficientemente

– Coloro che ne sono venuti a conoscenza (45,5%) l’hanno appreso attraverso i social

– Solo il 21% ritiene che non esistano difficoltà logistiche/organizzative rispetto ai contatti e al ruolo del medico di base negli attuali presidi ambulatoriali.

– il 64,3% ritiene che esistano difficoltà logistiche rispetto all’accesso alle strutture sanitarie pubbliche

– il 50% ritiene che debbano essere individuate/attuate priorità funzionali e di relazione per migliorare il servizio sanitario nel nostro territorio

– il 64,3% ritiene che gli ospedali di Luino, Cittiglio e Cuasso debbano essere potenziati evitando di occupare spazi dedicati ad altre nuove funzioni collaterali e il 32,1% aggiunge “specializzandoli”.

– il 64% auspica un potenziamento del Pronto Soccorso dell’ospedale di Luino

– Positivamente diversificate le risposte sull’attuazione della telemedicina, mentre solo il 10,7% pensa che non sarà possibile attuarla

– Tra i vantaggi della telemedicina il 60,7% ha indicato la possibilità di una risposta immediata da parte di un medico

-Tra le possibili criticità della telemedicina il 50% ha indicato la paura di ritrovarsi sempre più soli e senza risorse umane

– Per quanto riguarda la semplificazione del processo digitale verso la telemedicina, le risposte sono state equamente distribuite e solo il 10,7% ha risposto “non so”.

Non tocca a noi dare un giudizio, ma non c’è dubbio che, se da un lato non ci sono conoscenze diffuse e sufficienti, dall’altro non sembra che ci sia nemmeno una volontà politica interessata a rendere partecipata questa “rivoluzione” o, per usare un termine di moda, questa “transizione”, che aspira a cambiare l’attuale figura dell’utente socio-sanitario in una Comunità della Salute capace di condivisione e gestione delle  risorse umane presenti nel nostro territorio, al fine di rimettere al centro dell’interesse del  servizio la persona umana.

Vogliamo fare una proposta che ci pare di buon senso: si convochi in ogni Comune un Consiglio Comunale aperto, dove si possa spiegare meglio la riforma, ascoltare possibili contributi migliorativi e programmare un’agenda di attività che possano concretizzare il significato di salute territoriale e come  gli Ospedali di Comunità e le Casa della Comunità con chi e dove possano e devono contribuire a questa rivoluzione/transizione.

Questi invece i grafici relativi:

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