Varese | 10 Marzo 2022

Gavirate, ciclista travolto: giovane a processo per omicidio stradale

Venticinquenne all'epoca dei fatti, avvenuti nel 2017, invase la corsia opposta e non lasciò scampo all'uomo in sella alla sua bicicletta. Risultò positivo alla cocaina

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Era uscito per un giro mattutino con la sua bici da corsa. Non ha più fatto ritorno a casa. L’incidente mortale, avvenuto lungo la strada provinciale che attraversa la località di Groppello, frazione di Gavirate, risale al 5 settembre 2017. A perdere la vita fu un uomo di sessantasei anni, residente a Uboldo. Per quei tragici fatti è a processo un giovane di Gemonio, all’epoca venticinquenne, accusato di omicidio stradale.

In Tribunale a Varese, dove è in corso il procedimento, un uomo che quel giorno aveva assistito allo schianto mentre si trovava a bordo della propria automobile, ha ripercorso con la mente davanti ai giudici del collegio (e ai familiari della vittima che dopo aver ottenuto un risarcimento non si sono costituiti parte civile) quei drammatici momenti.

«Ero dietro il ragazzo – ha ricordato il testimone – ho iniziato a suonare il clacson quando ho visto che il veicolo si spostava lentamente verso sinistra. Il mezzo ha poi invaso l’altra corsia, schiantandosi frontalmente con il ciclista che si trovava sul bordo della carreggiata. Dopo l’impatto ho visto la bicicletta volare in aria e la persona che era in sella finire sul parabrezza della macchina».

Rilevante anche il passaggio della testimonianza relativo agli attimi immediatamente successivi. «Ricordo che il ragazzo ha aperto la portiera, pochi metri più avanti, ed è sceso barcollando. Frastornato. Devo essere sincero, io non mi sono avvicinato».

Il giovane al volante fu sottoposto ad alcol test e risultò negativo. L’esito fu però positivo in rapporto ad un altro test eseguito presso l’ospedale di Cittiglio: quello per la cocaina. Dall’analisi dei tabulati telefonici, inoltre, i carabinieri di Gavirate rilevarono le attività svolte dall’odierno imputato nelle ore precedenti il fatto. Il ragazzo veniva da una nottata in bianco, come documentato dai messaggi scambiati dalle 2 fino alle 4 passate. Poi alle 5 era andato al lavoro. L’incidente si verificò alla fine del turno.

Quella notte senza sonno non fu un caso isolato. Sempre nel corso dell’ultima udienza il medico di base del giovane ha raccontato di una visita, svolta diversi mesi prima rispetto al giorno dell’incidente, in cui il ragazzo aveva parlato dei propri disturbi di insonnia, uniti a crisi d’ansia e nervosismo: «Diceva di sentirsi spesso aggressivo», ha precisato il dottore aula.

Tempo prima ci fu un altro episodio alla guida, anche in quel caso con l’investimento di un pedone ma gli esiti non furono gravi. Quel 5 settembre, invece, il personale medico giunto sul posto poco dopo l’impatto non potè fare altro che constatare il decesso. Il ciclista era morto sul colpo.

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