La guerra in Ucraina, scoppiata ormai dieci giorni fa in seguito all’invasione del paese da parte dell’esercito russo, ha già causato la fuga – secondo stime ONU – di oltre 1 milione e 200 mila persone.
Se molti si sono rifugiati negli Stati limitrofi, tanti sono anche in viaggio (o già arrivati) verso altri Paesi come l’Italia, che si sta preparando ad affrontare l’ondata di profughi per accoglierli e sostenerli, soprattutto quelli bisognosi di cure come i bambini malati oncologici giunti giovedì a Linate e poi ricoverati in ospedali della Lombardia tra cui anche il “Del Ponte” di Varese.
Dal canto suo, ATS Insubria, come tutte le altre ATS lombarde, è in attesa di ulteriori indicazioni da parte della Regione per quanto riguarda gli aspetti sanitari legati alle proprie competenze e relativi perlopiù a una prima valutazione dello stato di salute dei cittadini ucraini che arriveranno e che verranno poi indirizzati verso le varie ASST da cui potranno ricevere le eventuali prestazioni sanitarie necessarie, in particolare un supporto dal punto di vista psicologico.
Alcune strutture alberghiere, così come sindaci e altri attori sociali – ha spiegato il direttore sanitario Giuseppe Catanoso – hanno già dato la propria disponibilità per ospitare i profughi, mentre per quanto riguarda i “Covid hotel”, benché da Regione Lombardia sia già giunta notizia della riconversione di una delle due strutture presenti in provincia di Varese sempre in ottica accoglienza, la prospettiva iniziale è quella di tenere sotto controllo l’andamento della pandemia e di verificare se questo tipo di alloggio possa essere utile anche alle persone provenienti dall’Ucraina e che potrebbero risultare positive al Sars-CoV2.
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