#Coopforucraina è l’appello, sotto forma di hashtag, che Coop ha lanciato nella giornata di venerdì 4 marzo per coinvolgere soci e consumatori in una raccolta fondi da destinare alle famiglie ucraine in fuga dalla guerra.
Con questa campagna Coop si schiera al fianco dell’Agenzia ONU per i Rifugiati e di due enti da anni impegnati in attività di carattere umanitario in Ucraina: la Comunità di Sant’Egidio e Medici Senza Frontiere.
Alle donazioni, Coop aggiunge uno stanziamento di partenza dell’entità di 500mila euro. L’obiettivo dichiarato al lancio della campagna è quello di raggiungere e superare la quota complessiva di 1 milione di euro. I soldi serviranno per fare fronte alle drammatiche condizioni che sono già realtà dopo poco più di una settimana di guerra. Sono infatti già più di un milione gli sfollati, con centinaia di migliaia di cittadini rimasti bloccati nei grandi centri urbani del Paese, diventati il bersaglio dei bombardamenti russi. In città come Kiev, Mariupol e Kharkiv la vita quotidiana si svolge in una tensione continua per le sorti del conflitto, e in condizioni di precarietà assoluta.
Come donare. Le donazioni possono essere effettuate alle casse degli oltre 1100 punti vendita Coop, oppure tramite la piattaforma eppela.com/coopforucraina, o ancora tramite il conto corrente dedicato: IBAN – IT 36 H 02008 05364 000106357816. I fondi raccolti saranno investiti nell’acquisto di kit di primo soccorso, cibo, vestiti e in attività di assistenza sanitaria e accoglienza al confine con l’Ucraina. I dipendenti Coop potranno aderire all’iniziativa donando le proprie ore di lavoro.
Nel dna. «L’impegno per la pace e per la solidarietà è dal sempre nel dna di Coop». Lo ha sottolineato il presidente di Coop Italia e Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori, Marco Pedroni, nell’annunciare il recente avvio della campagna di solidarietà. «Abbiamo deciso di procedere con un primo stanziamento per avviare gli aiuti – ha aggiunto Pedroni – ma vogliamo consentire ai soci e ai clienti di contribuire a loro volta. Sappiamo che l’aiuto che potremo dare sarà ampiamente insufficiente, ma è il nostro modo per agire. Non risolveremo i problemi di una nazione e di un popolo che in questo momento si trovano sotto le bombe, ma daremo un contributo rapida e concreto alle persone colpite, con lo spirito che da sempre anima il movimento cooperativo».
Il drammatico esodo. In una settimana, un milione di persone sono state costrette a fuggire dall’Ucraina. E’ quando ha evidenziato Chiara Cardoletti, rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino nel suo intervento a sostegno della campagna lanciata da Coop. «Il personale dell’UNHCR – ha precisato Cardoletti – è già presente in tutta la regione e stiamo rafforzando e ampliando i nostri programmi di protezione e assistenza per i rifugiati, a sostegno dei governi ospitanti. In Ucraina i nostri operatori stanno lavorando in condizioni molto difficili. Sappiamo che i bisogni sono enormi e restiamo ovunque il nostro lavoro possa contribuire a salvare vite umane».
La Comunità di Sant’Egidio. Il movimento internazionale ha aderito al progetto di Coop, con l’intento di «non rassegnarsi ad una guerra che sfigura il volto dell’Europa – ha commentato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità -. Sono più importanti che mai gli aiuti per fronteggiare l’emergenza. La campagna #coopforucraina servirà a sostenere i progetti che Sant’Egidio ha nel territorio ucraino, come le adozioni a distanza attive da anni e l’accoglienza ai profughi in Polonia e negli altri paesi al confine con l’Ucraina, dove sono attive le nostre comunità e dove ci aiuta l’esperienza che abbiamo accumulato con il modello dei corridoi umanitari».
Gli aiuti per gli ospedali. Grazie al coinvolgimento nella campagna di Medici Senza Frontiere, è già iniziata l’azione di supporto a medici, ospedali e centri sanitari della capitale Kiev. «La sfida più grande oggi è l’individuazione di punti di accesso alle regioni dell’Ucraina più colpite dai combattimenti – ha spiegato Stefano Di Carlo, direttore generale di MSF -. Stiamo inviando team in Polonia, Moldavia, Ungheria, Romania e Slovacchia per valutare i bisogni umanitari delle persone in fuga e fornire risposte. Altre équipe sono pronte ad intervenire anche in Russia e Bielorussia».
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