Luino | 3 Marzo 2022

A Luino nel ricordo di don Piero Folli, il sacerdote della libertà

Domenica, per il 74esimo anniversario dalla scomparsa, si terrà un evento per commemorare il parroco che ha aiutato gli ebrei nel 1943

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Domenica 6 marzo la città di Luino ricorderà don Piero Folli, il sacerdote della libertà, nel 74esimo anniversario della scomparsa, con la celebrazione della Santa Messa alle ore 11.15 nella parrocchiale di Voldomino e l’omaggio floreale alla sua tomba.

DIFENSORE DEI DIRITTI CIVILI

In una sua celebre omelia, in piena dittatura fascista, ebbe il coraggio di affermare «Gli altri ci sono e sono con noi e non possiamo non riconoscere praticamente i loro diritti di una vita libera, non possiamo negar loro un fine, uno scopo individuale e personale, perché con la nostra azione li ipotechiamo a nostro esclusivo vantaggio e soffochiamo in loro ogni tentativo d’azione per sé medesimi».

Un discorso di scottante attualità nel momento in cui si affacciano all’orizzonte drammatici scenari di guerra, La forza dirompente del suo pensiero fu censurata e sanzionata, venne, infatti, bastonato, picchiato a sangue, costretto al rito odioso dell’olio di ricino. Era così giunto a Voldomino, paese ai limiti estremi della diocesi dove avrebbe dovuto scontare il suo attivismo libertario. Non fu così, non si piegò mai.

AL SERVIZIO DEI PERSEGUITATI E DEGLI ESULI

Soprattutto dopo l’8 settembre ’43, la sua parrocchia divenne l’approdo sicuro del passaggio, l’ultimo, il più delicato, il più popolato da legittime paure, verso la Svizzera. Ci arrivavano «i prigionieri di Mussolini», statunitensi, inglesi, neozelandesi, francesi, polacchi, greci, sudafricani, fuggiti dopo l’armistizio dai campi dove il fascismo li aveva relegati, e poi i giovani italiani che non avevano risposto ai bandi d’arruolamento della RSI e poi antifascisti di ogni idea politica (dal cattolico Guido Miglioli, a Piero Malvestiti, alla presunta spia dell’OVRA Dino Segre, più noto come Pitigrilli) e inoltre più numerosi, gli ebrei provenienti da tutto il Nord del Paese, intere famiglie, genitori, nonni, figli, nipoti.

Un esodo biblico segnato dal terrore. Ospitò in casa sua, in sacrestia, nell’oratorio, nel vecchio asilo di Santa Liberata, decine e decine di fuggiaschi, diede loro riparo, cibo, vestiti, documenti, quel poco denaro di cui poteva disporre, aiutato dai suoi parrocchiani sempre schierati al suo fianco. Don Folli era collegato a due “reti” di soccorso, una laica ed una religiosa.

La prima era quella diretta dalla Centrale del CLNAI, con sede in una villa di Caldè, dell’ingegner Giuseppe Bacciagaluppi, uomo di fiducia di Ferruccio Parri, che aveva il compito di traghettare militari e civili oltre confine; l’altra era la Delasem, un’organizzazione ebraica con sede a Berna, che aveva a Genova nella persona del cardinale Boetto la figura di riferimento.

Gruppi di ebrei venivano inviati in Lombardia per essere poi dirottarli nel Luinese, zona adatta alla fuga (montagne basse e la Tresa quasi sempre in secca) seppure i confini fossero sotto il serrato controllo della Milizia Confinaria del comandante della V Legione «Monte Bianco» Marcello Mereu (storico il suo ferale slogan rivolto ai semiti, “Maledetti figli di Giuda vi prenderemo!”) e del V Grenzwache della Guardia Doganale di Frontiera di Varese.

L’ORA DELLE TENEBRE

Il 3 dicembre 1943, a seguito di una delazione i militi della GNR e della XVI Brigata Nera con tedeschi della Guardia di Frontiera irrompono in Canonica, arrestano il parroco, lo legano all’inferriata dell’asilo di Santa Liberata e gli infliggono una durissima punizione: gli sputano addosso, lo oltraggiano, lo percuotono a sangue. La casa viene saccheggiata. I fascisti vogliono che confessi i nomi dei “corrieri” e dei collaboratori dei passaggi in Svizzera. Don Folli, come confiderà nel dopoguerra al senatore luinese, Pio Alessandrini, fra i suoi più cari amici, non aprì bocca.

UNA PENOSA PRIGIONIA

Trasferito al carcere di San Vittore di Milano vi rimase tre mesi in condizioni pietose fino a che il cardinale Ildefonso Schuster riuscì a prenderlo in consegna, trasferendolo in un Istituto religioso di Cesano Boscone e poi a Vittuone. Dopo la liberazione, don Folli tornò a Voldomino, fiaccato nel fisico, ma non nello spirito. Dopo una lunga sofferenza, l’8 marzo 1948 la sua vicenda terrena ebbe termine.

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