Fu grazie ad una corretta intuizione che i carabinieri del Nucleo Radiomobile di Luino, il 9 novembre di due anni fa, riuscirono a sventare l’ennesimo colpo di un trentenne di Brissago Valtravaglia noto come ladro di veicoli.
I militari dell’Arma, percorrendo la strada statale 394 nel tratto di Mesenzana, notarono il ragazzo a bordo di un furgone. Poche ore prima avevano ricevuto la denuncia di un cittadino per la sparizione di un mezzo simile e il trentenne, privo di macchina e soprattutto di patente, non poteva certo trovarsi alla guida. Fu l’inizio di un intervento “movimentato” che si concluse tra i boschi di Brinzio, e che ha poi portato il trentenne a processo con l’accusa di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.
In tribunale a Varese, nella giornata di ieri, uno dei carabinieri che avevano preso parte all’arresto ha ricostruito la vicenda, testimoniando in aula: «Il primo alt lo abbiamo intimato già a Mesenzana con paletta e sirene ma lui ha tirato dritto. Andava spedito, speronandolo avremmo creato problemi agli altri automobilisti».
Poi gli attimi decisivi dell’intervento: il furgone, un Fiat Doblò, procede sempre a gran velocità, spostandosi sui tornanti del Brinzio. Ma è proprio la velocità a tradire la persona che sta al volante. Il veicolo esce di strada una prima volta, dopo aver invaso la corsia opposta. I militari cercano di bloccare l’uomo alla guida che prova ad investirli, schiaccia la mano di uno di loro nella portiera e riparte, schiantandosi poco dopo contro il muro di un’abitazione: nelle gomme del furgone i proiettili esplosi nel tentativo di far cessare quella folle corsa.
Una corsa proseguita a piedi, nei boschi della Valcuvia dove i carabinieri – anche grazie ai rinforzi giunti da Luino e da Cuvio – riuscirono ad accerchiare e placare definitivamente il fuggitivo. Dopo la testimonianza dell’operante, il dibattimento proseguirà con l’esame dell’imputato, difeso dall’avvocato Corrado Viazzo. Si tornerà in aula a settembre.
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