Leggiuno | 7 Febbraio 2022

Leggiuno, “La ringhiera di Arolo è la resa della politica. Si rinuncia a pensare per progetti”

Con una nuova interrogazione, il consigliere Introini presenta 3 proposte per dare più visibilità alla frazione lacustre: “Fare amministrazione non è mettere una toppa”

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Dopo quella relativa al servizio di Polizia locale, il capogruppo di “Leggiuno per il lago Maggiore”, Stefano Introini, ha presentato un’altra interrogazione, dedicata, questa volta alla frazione lacustre di Arolo.

Il tema da cui parte Introini è quello già sollevato anche lo scorso aprile da Tiziana Petoletti, all’epoca consigliera e capogruppo di “La Leggiuno che vorrei”, ovvero la decisione dell’amministrazione di installare una ringhiera sul lungolago di Arolo, contro la quale era stata avviata anche una raccolta di firme.

“Mettere una ringhiera sul muretto secondo me è un gesto di resa, di rinuncia a pensare per progetti: c’è un possibile pericolo? Bene mettiamoci una ringhiera! – commenta il consigliere – Ricordo 5 anni fa il primo segno premonitore di una politica in difesa: è possibile che una pigna cada su un’auto o su qualcuno? Tagliamo i pini marittimi di piazza Marconi! Io credo che invece di cipressi riparatori o ringhiera da lungolago dovremmo cominciare a reclamare la piazza Marconi e il fronte lago di Arolo”.

Per Introini, per diverso tempo responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Luino, fare amministrazione significa “pensare in grande, avere idee, vision e non limitarsi a metterci una toppa. Non siamo commissariati”.

Piazza Marconi – spiega, dunque – va inquadrata con il sistema dei parcheggi, con il ruolo di via Bernardoni, sul ruolo del parcheggione; con tale approccio forse potremmo rivedere quel triste muro di cemento che delimita il parcheggio e ripensare quell’angoscioso arredo con cipressini in piazza Marconi. Arolo merita un pensiero più generale che non può essere demandato ad una futuribile delibera per avviare la variante al PGT sperando che un tecnico dica alla politica cosa fare. Arolo ha dei giganti dormienti, Lido, Palladium, sistema dei parcheggi irrisolto, sicurezza d’estate non definita e il conflitto tra residenti e la musica del chioschetto: risolviamo tutto con una ringhiera?”, si chiede il capogruppo di “Leggiuno per il lago Maggiore” che, dal canto suo, presenta al sindaco Giovanni Parmigiani una proposta di azione strutturata su tre livelli.

Il primo di questi prevede una coordinazione con i comuni limitrofi, Laveno Mombello, Monvalle, Brebbia, Ispra: “Magari – chiosa Introini – potremmo trovare un accordo per agevolare l’accesso alle spiagge in bicicletta e motorini ovvero tramite bus navette che fanno la spola tra Ispra e Laveno ogni venti minuti. Chi paga? Basterebbe fissare almeno 15/20 euro al giorno il ticket per accedere in auto ai parcheggi fronte lago nella stagione balneare per recuperare almeno in parte le spese, il resto in biglietti cumulativi tra parcheggio a pagamento e navetta. Stiamo però parlando di una politica per la sosta e la mobilità integrata tra Ispra e Laveno, stiamo parlando di condividere problemi e soluzioni, stiamo parlando di coinvolgere Provincia e Camera di Commercio. Stiamo parlando di politica”.

Il secondo livello della proposta è legato sempre all’aspetto turistico e alla condivisione di possibili soluzioni: “Pensiamo a chi abita a Reno, Arolo, Cerro e a chi viene a trovarci; pensiamo ad allestimenti temporanei come segnaletiche, pannelli informativi, semafori intelligenti pensati tra Ispra Leggiuno e Laveno”.

E sulla ringhiera del lungolago di Arolo, il consigliere conclude così la propria interrogazione: “Non esiste un immediato obbligo: diversamente le autorità preposte lo avrebbero chiuso e inibito l’accesso da tempo. Esiste il buon senso, per esempio la possibilità di mettere cartelli ammonitivi, segnare il limite con piastrelle zigrinate a distanza dal bordo per ipovedenti (ogni pista ciclopedonale in Olanda ha da anni questa attenzione tra percorso e canale) e in caso installare paline e una o due corde ‘alla marinara’ per attenzionare la situazione di potenziale pericolo (a Ispra hanno studiato qualcosa di simile molti anni addietro); per la musica che dà fastidio? “Silent disco”, cuffiette colorate, campane sonore sopra i tavolini, tutte cose che ben potrebbe il Comune sovvenzionare negoziando la cosa con il gestore”.

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