“A distanza di poche ore dall’ultimo decesso riconducibile a Covid-19, dobbiamo contare oggi addirittura altre tre vittime. Tre lutti dolorosi, che rattristano profondamente la nostra comunità; alle rispettive famiglie va tutta la nostra vicinanza e il nostro abbraccio”. A scriverlo ieri su Facebook è stato il sindaco di Induno Olona, Marco Cavallin.
“Proprio questa mattina avevo deciso di condividere con voi una mia riflessione, molto personale ma maturata sulla base di una conoscenza dettagliata della vicenda pandemica nella nostra Induno; fin dal primo giorno – infatti – fin dal primo contagiato a cui io ho telefonato a casa, per significargli vicinanza e prospettargli ogni possibile supporto per far fronte alle difficoltà della quarantena, posso dire di aver vissuto sulla mia pelle il dramma di questa malattia”, esordisce Cavallin.
“Sono ufficialmente più di duemila gli indunesi che – per ora – hanno avuto in corpo il virus – continua -; tantissimi per fortuna hanno superato di slancio la prova; tanti, troppi – ahimè – non ce l’hanno fatta e hanno perso la vita, molti hanno vissuti momenti di grande dolore, solitudine, angoscia e ne sono usciti non senza conseguenze sanitarie e psicologiche. E in questa situazione ci siamo ancora dentro”.
“Ebbene, in tutta coscienza voglio ribadire davanti a tutti voi che io – dalla stanza in cui sto facendo la mia quarantena, a seguito dell’avvenuto contagio – sono favorevole al vaccino, mi sono vaccinato e chiedo a tutti coloro tra voi che non lo avessero fatto, di farlo. Fatelo il prima possibile, e con fiducia! La fiducia è fondamentale; io ad esempio confido pienamente in chi ci rappresenta al più alto livello: penso al Presidente Mattarella, che al suo turno si è disciplinatamente sottoposto a vaccinazione. Il suo esempio deve essere – io credo – un faro per tutti noi, anche per i più dubbiosi”.
“Io sono contento di aver fatto il vaccino – prosegue Cavallin – perché mi ha probabilmente risparmiato guai peggiori proprio in questi giorni di malattia che sto vivendo, perché ho incubato una forma di malanno leggera, sopportabile, tutto sommato innocua. Ma sono contento soprattutto perché, vaccinandomi, sento di aver fatto qualcosa di buono anche per gli altri, per chi mi sta attorno, per la mia comunità. Ho fatto quel che potevo per frenare la corsa di questo maledetto virus. In modo particolare nei confronti di chi non può vaccinarsi e non può farlo non sulla base di personali convinzioni – lecite ma per me non condivisibili – bensì in ragione di una situazione sanitaria personale debilitata che gli impediva di sottoporsi a vaccinazione”.
“Per rispetto di queste persone fragili, inermi, esposte al rischio di prendere il virus nella sua forma più severa, io credo che tutti coloro che possono, debbano farsi il vaccino. Il vaccino è l’unica arma efficace che al momento abbiamo, non già per fermare la corsa del virus, ma per rallentarla enormemente. Uno studio della prestigiosa università LIUC di Castellanza ha di recente dimostrato che senza i farmaci ci sarebbero più del doppio dei contagiati, il quadruplo dei ricoverati, più di cinque volte il numero dei ricoverati in terapia intensiva e quattro volte il numero dei morti attuali. E ieri i morti in Italia per conseguenza del covid sono stati ben 373: non abituiamoci a certe cifre, non sono normali!”, commenta ancora.
“E non pensiamo nemmeno che queste 373 fossero tutte persone destinate a morire a breve, ‘morti che camminavano’. Pensiamo invece a queste persone come se avessero la faccia di una nostra nonna, di un nostro genitore, di un nostro figlio che magari per qualche ragione pregressa di carattere medico non ha potuto vaccinarsi. Potrebbe essere per via di un tumore, di una malattia genetica, per uno stato di debilitazione… e così – senza responsabilità alcuna – ha perso la vita dopo essere stato contagiato. Il vaccino è innanzitutto un atto di generosità. Prima verso gli altri che verso se stessi: ricordiamocelo! Io, per tutte queste ragioni, mi sono vaccinato”, conclude Cavallin.
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