In principio fu una lite tra venditori ambulanti ad animare inaspettatamente una delle tappe del tradizionale Rally dei Laghi, edizione 2018, in programma a Castelveccana.
Dal battibecco per l’occupazione degli spazi riservati ai camion con panini e bibite, si passò poi ad un confronto dai toni decisamente più alti, che coinvolse una vigilessa del paese lacustre e un giovane commerciante, finito a processo per le frasi ingiuriose rivolte al pubblico ufficiale.
“Ero in servizio a Nasca quando mi avvisarono che nella zona della tappa era presente un ambulante non autorizzato. Gli altri venditori gli avevano chiesto di lasciare libero lo spiazzo ma lui non aveva voluto sentire ragioni”, ha ricordato l’agente all’epoca coinvolta nella vicenda, chiamata a testimoniare presso il tribunale di Varese.
Il tempo di spostarsi dalla frazione al luogo della tappa, e notò un’ambulanza scendere a gran velocità, nella direzione opposta rispetto a quella che lei stava percorrendo. Scoprì poco dopo che a bordo dell’ambulanza vi era proprio il presunto venditore abusivo, colto da un “malore” in quel frangente, cioè nel momento in cui la polizia locale stava per intervenire al fine di risolvere la disputa.
Sul posto la vigilessa trovò il giovane collaboratore del commerciante soccorso e trasportato in ospedale. “Disse che erano autorizzati dagli organizzatori del rally – ha aggiunto ancora la testimone -. Gli intimai di spegnere tutto e lasciare l’area ma lui era senza patente”, e inoltre le chiavi del mezzo le aveva con sé il proprietario, quello che si era sentito male. L’agente a quel punto chiese al giovane di identificarsi, per andare a fondo della questione: la classica goccia che fa traboccare il vaso.
Dopo il rifiuto partirono gli insulti, che il ragazzo scandì con una “precisazione”: “Ringrazia che sei una donna, altrimenti ti avrei preso a sberle”. Poi trovò un passaggio e sparì, in direzione Cittiglio. Rimase nell’anonimato ancora per poco, perché la vigilessa aveva già raccolto alcune indicazioni dagli altri ambulanti per risalire alla sua identità. Incrociò poi i dati con le informazioni fornite dall’ufficio anagrafe del Comune del basso Varesotto in cui il ragazzo risultava residente. Alla fine si confrontò con i colleghi di quel paese, ottenendo così le definitive conferme.
Ad assistere a quell’evento di rally c’erano poche persone. Il brutto tempo non aveva favorito il consueto afflusso di appassionati del territorio; aspetto, quest’ultimo, ritenuto “particolarmente contraddittorio” dall’avvocato Guido Forese, difensore dell’imputato, che citando una recente sentenza della Cassazione ha sottolineato la necessità che le frasi offensive siano pronunciate anche in presenza di soggetti estranei al diretto interessato; in questo caso, l’agente della polizia locale.
La richiesta di assoluzione perché “il fatto non costituisce reato” è stata respinta dal giudice Alessandra Sagone, che ha condannato il ragazzo a quattro mesi di reclusione.
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