Varese | 19 Dicembre 2021

Valcuvia, dai maltrattamenti in famiglia al perdono: reati estinti per un 33enne

"Non luogo a procedere" dopo il ritiro della querela da parte della moglie che all'epoca dei fatti non cedeva alle richieste di soldi. E subiva le conseguenze

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L’inferno in casa, poi la riconciliazione e infine il giudizio del tribunale di Varese che allontana definitivamente le conseguenze più gravi per un trentatreenne residente in Valcuvia, finito a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

La posizione del ragazzo era legata a ciò che avveniva tra le mura domestiche quando lui e la compagna, una ragazza di trent’anni, discutevano per i soldi. E la discussione finiva spesso per degenerare in pesanti litigate, scandite da insulti, sputi, schiaffi e calci.

Una tensione durata anni, dal 2016 fino all’inverno del 2019, periodo a cui era seguita la richiesta della Procura di Varese di allontanamento urgente dal contesto familiare (le sfuriate e gli episodi di violenza avvenivano anche davanti al figlio piccolo della coppia), recepita poi dal tribunale tramite ordinanza.

Quando le cose si mettevano male, succedeva di tutto. Lei si rifiutava di accogliere le continue richieste economiche, lui perdeva la testa: sputava e poi menava le mani. In un caso, mentre i due si trovavano in auto, le minacce furono accompagnate da gesti intimidatori compiuti brandendo un coltello a serramanico; in un altro, durante una cena casalinga con i parenti, lui allungò le mani nella borsa della moglie, scagliandosi poi su di lei con la solita sequenza di insulti e calci. Il giorno seguente, dopo un pessimo risveglio, chiuse la compagna e il figlio fuori di casa, raggiungendoli poi la sera dai suoceri e facendo scoppiare di nuovo il finimondo.

Il perdono della giovane, arrivato prima della sentenza, ha influito sull’andamento della parte processuale della vicenda. Il giudice ha accolto la richiesta dell’avvocato Andrea Pellicini, difensore del ragazzo, di derubricare il reato di maltrattamenti – per via della mancanza di continuità temporale tra i vari episodi, avvenuti a distanza di anni o mesi l’uno dall’altro – nei reati autonomi di lesioni e minacce, estinti dopo il ritiro della querela da parte della persona offesa. Per questo il giudice ha dichiarato il non luogo a procedere.

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