Anche questa settimana ha visto aumentare i casi di coronavirus all’interno delle scuole del Varesotto: in base ai dati forniti da ATS Insubria, fra studenti e personale sono 193 i soggetti risultati positivi al Sars-CoV2 fra il 6 e il 12 dicembre, una ventina in più rispetto a quelli registrati nei giorni a cavallo tra la fine di novembre e l’inizio di questo mese.
In particolare la crescita è emersa nelle scuole primarie della provincia, dove i positivi individuati sono 101 e le persone in quarantena (non in sorveglianza attiva) sono 346. In ordine decrescente seguono le secondarie di secondo grado con 37 contagi e 85 soggetti in quarantena, le secondarie di primo grado con 31 casi e 34 quarantene e, a chiudere, i nidi e le scuole dell’infanzia con 24 positivi e 376 persone in quarantena.
Una situazione che, come commentano da ATS Insubria, evidenzia una più ampia diffusione del virus all’interno delle classi, data la maggior contagiosità della variante Delta, a differenza di quanto avveniva l’anno scorso quando i contagi venivano perlopiù “importati” da ambienti esterni a quello scolastico.
La catena di casi che si sta allungando in questo ambito, però, sta davvero mettendo a dura prova il sistema di tracciamento e testing strutturato dall’Agenzia di Tutela della Salute sulla base delle indicazioni ministeriali che prevedono la quarantena diretta per i nidi e le scuole dell’infanzia e l’ingresso nel sistema di sorveglianza attiva per tutti gli altri ordini e gradi di istruzione, dove la quarantena scatta per tutti all’individuazione di un terzo positivo all’interno del gruppo classe.
Solo nei primi 15 giorni di dicembre, spiegano i vertici di ATS, sono giunte (da tutto il territorio di competenza e dunque anche dal Comasco) 821 segnalazioni di positività – in media una cinquantina al giorno – alle quali sono collegati 12.673 contatti, la maggior parte dei quali necessita di eseguire almeno i due tamponi cosiddetti t0 e t5. Considerando che nell’80% circa dei casi all’esito del t5 (e nel 40% già con il t0) vengono scoperte una o più positività e dunque dalla sorveglianza si passa alla quarantena, si rendono quindi necessari anche tutti i relativi test di controllo per poter inviare i provvedimenti di uscita dalla quarantena (o dall’isolamento per i positivi).
Dunque un fabbisogno “tamponatorio” sempre più elevato al quale le singole ASST fanno sempre più fatica a rispondere nei tempi giusti. Ciò, di fatto, rallenta tutto il sistema predisposto dall’Agenzia di Tutela della Salute – “In assenza dei risultati dei tamponi non possiamo far nulla” – che è al lavoro da settimane per cercare di incrementare il più possibile la capacità di testing, sia stimolando le ASST ad aumentarla il più possibile (sebbene l’impegno nella campagna vaccinale sia già molto alto e richieda altrettanti sforzi) sia – dopo il nullaosta da parte della Regione – individuando erogatori privati accreditati, come i poliambulatori, che possano rendere disponibili le proprie agende per effettuare tamponi il cui costo, in tal caso, è coperto dal servizio sanitario regionale e non a carico delle famiglie.
Oltre a ciò, è in fase di valutazione l’impiego dei test salivari: verosimilmente si potrebbe iniziare a utilizzarli già al rientro dalle vacanze natalizie. Tutto però dipende da come andrà (e se si farà in tempo ad attivarla in questi giorni) una fase di prova di questo specifico meccanismo per comprenderne l’effettiva fattibilità, sia per quanto riguarda la fornitura dei test sia le varie modalità di etichettatura, accettazione e consegna da parte delle famiglie degli studenti. “È complicato”, chiosano da ATS, ma l’intenzione di procedere anche con questa tipologia di tamponi per implementare ancora di più la capacità di testing (e di conseguenza quella di tracciamento) c’è tutta.
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