Varese | 24 Novembre 2021

“Lei era ubriaca, lui ne ha approfittato”: 24enne accusato di violenza sessuale

Chiuso il dibattimento, presso il tribunale di Varese, il pm ha chiesto la condanna a sei anni: "Era consapevole delle condizioni in cui si trovava la ragazza"

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Si è chiuso senza l’esame dell’imputato il dibattimento relativo al processo, in corso presso il tribunale di Varese, che ha messo un giovane classe 1997 davanti alla pesante accusa di violenza sessuale.

Una violenza che il 24enne avrebbe commesso nel settembre del 2019 a conclusione di una serata trascorsa in compagnia di un’amica, residente nell’alto Varesotto e diciassettenne all’epoca dei fatti. Il ragazzo, in aula, ha rifiutato di sottoporsi alle domande delle parti, ma ha fornito spontanee dichiarazioni per chiarire la sua posizione davanti ai giudici: “Quella sera l’ho solo aiutata perché non stava bene – ha spiegato parlando dell’amica -. Ho sbagliato a non impedirle di esagerare con l’alcol, è stato il mio unico errore. Per il resto, non ho mai fatto male a nessuno”.

L’atto sessuale si consumò nella notte, presso l’appartamento del ragazzo, situato a Varese. I due venivano da un “tour” dei locali a Milano, improvvisato dopo che erano stati respinti all’ingresso di una discoteca. La ragazza era stordita dai cocktail e in auto, durante il viaggio di ritorno, era stata male. Avrebbe dovuto fermarsi da un’amica, che all’ultimo però aveva dato buca e non partecipò all’uscita milanese. Da qui la decisione di dormire dal ragazzo – suo amico d’infanzia – senza preoccuparsi dell’orario per il rientro.

Il giovane però, nel weekend, era solito ospitare il fratello, per lo stesso motivo: divertirsi fino a tardi, senza dover rendere conto ai genitori. Fratello che quella sera era stato già avvisato, ha spiegato lui stesso durante l’ultima udienza: “Mi aveva detto che sarebbe tornato a casa con una ragazza, e che voleva l’appartamento libero. Io ho accettato di dormire in macchina”. La macchina però era la stessa del viaggio Milano – Varese e il ragazzo, oggi 22enne, si trovò quindi a dormire circondato dal vomito, con il finestrino abbassato.

“Un’esperienza che ricordo bene” ha precisato, aggiungendo alcuni dettagli conservati nella memoria, a cominciare dall’incontro della mattina seguente con la ragazza: “Non la vedevo da tempo, ho quasi faticato a riconoscerla. Abbiamo chiacchierato un po’, fumando una sigaretta. Era stanca, scompigliata. Non mi ha parlato di problemi con mio fratello, né di cose spiacevoli avvenute la sera prima”. I riferimenti al sesso torneranno nei giorni successivi, all’interno dei messaggi in chat. La ragazza esprime preoccupazione per il rapporto non protetto: “Non ero in me”, sottolinea; l’odierno imputato ribatte: “Eri consapevole”.

Di piena consapevolezza rispetto ai fatti ha parlato anche il pubblico ministero Federica Recanello, che ha chiesto la condanna del giovane a sei anni di reclusione: “Si è preso cura di lei durante il viaggio, si è poi arrabbiato per il malore in macchina. Era perfettamente a conoscenza delle precarie condizioni della ragazza”, ha aggiunto il pm nel ripercorrere la sequenza di decisioni e comportamenti che avrebbero portato l’imputato ad abusare delle condizioni fisiche e psichiche dell’amica minorenne.

La sentenza arriverà il primo febbraio, dopo le conclusioni dell’avvocato della difesa, Elisabetta Brusa.

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