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Varese | 14 Luglio 2021

“Pensavo fosse un amico, poi ha abusato di me”: giovane a processo

L'imputato, classe 1997, residente a Varese, è accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazza, 17enne all'epoca dei fatti. "Ero ubriaca, ne ha approfittato"

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Da una serata di eccessi, trascorsa facendo dentro e fuori dai locali del centro di Milano, al letto di un amico che inizialmente aveva soltanto offerto ospitalità, per poi passare a ben altre intenzioni, manifestate all’improvviso, sotto le lenzuola, mentre l’alcol ancora inibiva la percezione e le forze per sottrarsi agli eventi.

La vittima di quei fatti, avvenuti nel settembre di due anni fa, è una ragazza dell’alto Varesotto, all’epoca diciassettenne, chiamata ieri a testimoniare in tribunale a Varese, davanti al collegio presieduto dal giudice Cesare Tacconi, nell’ambito del processo per violenza sessuale che vede imputato un giovane classe 1997, residente a Varese, al quale è attribuita dall’accusa la presunta violenza.

I due, amici dai tempi dell’oratorio, quella serata avevano deciso di passarla in discoteca ma all’esterno del locale, situato in zona Duomo, erano stati respinti. Non erano in lista e per di più l’abbigliamento di lui non corrispondeva ai requisiti richiesti per l’accesso. Da qui il cambio di programma e l’inizio di un giro dei bar scandito da numerosi gin lemon, più o meno una decina in totale.

“Ero ubriaca – ha raccontato la giovane davanti ai giudici nel corso dell’udienza – ma avevo deciso autonomamente di bere. Lui è stato più responsabile perché doveva guidare”. Il viaggio di ritorno verso Varese è presente solo a tratti nei ricordi della giovane, offuscati dai giramenti di testa e dalla nausea. Poi ci fu l’arrivo a casa, i due si sistemarono su letti separati. Ma quella disposizione durò poco.

“Mi sono svegliata con i suoi movimenti – ha proseguito la diciannovenne, ricostruendo i fatti – lui era sopra di me. Gli ho detto ‘no, non hai nemmeno il preservativo’, lui mi ha risposto ‘questa sera mi hai fatto arrabbiare’, probabilmente in riferimento al fatto che avevo vomitato in macchina durante il rientro”.

La giovane provò a sottrarsi nonostante fosse troppo debole e ancora stordita dai cocktail. E alla fine lasciò fare, prima di addormentarsi di nuovo. Al risveglio prese il treno, tornò a casa e solo alla sera realizzò quanto era accaduto la notte precedente. Seguirono due settimane di silenzio totale, poi arrivò la confessione agli amici più stretti: “Mi hanno dato loro la forza di denunciare”, ha sottolineato la ragazza. La prossima udienza è fissata per la fine di novembre.

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