Varese | 19 Novembre 2021

Montegrino, botte al bar: tutti assolti

Sei le persone che erano state accusate di rissa. Quattro di loro anche di lesioni. L'episodio risale all'inverno del 2017

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Al loro arrivo i carabinieri trovarono solo una spranga gettata dietro una fioriera e tanto nervosismo. Ci hanno pensato gli avvocati in un’aula del tribunale di Varese, a distanza di quattro anni, a riesaminare i fatti – avvenuti a Montegrino nell’inverno del 2017 – che hanno portato sei persone a processo per rissa.

Da una parte un cinquantenne (difeso dall’avvocato Simona Ronchi) e tre giovani, tutti residenti tra Luino e Germignaga (difesi dall’avvocato Emanuele Detomasi), dall’altra un trentatreenne di Montegrino e la moglie di ventinove anni (difesi dall’avvocato Andrea Pellicini).

Il ragazzo di trentatré anni quel giorno si recò al bar del suo paese, in cerca del cinquantenne per questioni pregresse non ancora risolte. Partì un battibecco, tra insulti e minacce, degenerato poi sulla piazza all’esterno del locale con l’arrivo della ventinovenne, che per dare manforte al compagno colpì l’altro uomo al volto. Quest’ultimo però aveva già chiamato i carabinieri di Marchirolo e il figlio, che arrivò sul posto prima dei militari, insieme a due amici. Ci fu una colluttazione, all’origine dell’ulteriore accusa di lesioni personali a carico della “fazione” del cinquantenne.

Niente testimoni, solo due certificati del pronto soccorso attestanti le contusioni riportate dalla coppia, guaribili in pochi giorni. Poi arrivarono le querele reciproche, con relativa ricostruzione dell’episodio.

Un racconto “contraddittorio e pieno di omissioni”, secondo il difensore del cinquantenne e quello dei giovani, perché il ragazzo trentatreenne “entrò al bar con un coltello in mano, ubriaco”, e con l’intenzione di creare problemi, non di risolverli. La compagna venne alle mani solo con il cinquantenne, dettaglio che esclude i presupposti per il reato di rissa (“più di tre persone coinvolte, mosse dalla volontà di ledersi reciprocamente”): questa la tesi esposta nel corso dell’ultima udienza dall’avvocato Ronchi.

“Le lesioni subite dai miei assistiti sono l’unica cosa certa – ha spiegato invece l’avvocato Pellicini – poi le parti si sono chiarite, ritirando le querele. Un fatto positivo e per niente scontato”. Ne ha tenuto conto il giudice Rossana Basile, che ha assolto tutti gli imputati perché “il fatto non sussiste” in rapporto alla rissa, e per l’estinzione dell’altro reato, quello di lesioni.

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