Luino | 18 Novembre 2021

Luino, “Ho paura a uscire da sola. Lui viene a cercarmi”

Sessantasettenne a processo per stalking, in aula il racconto della ex moglie: "Mi seguiva ovunque ed era violento. Dopo il divorzio non si è arreso"

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Ogni volta che lui faceva andare le mani, lei si rivolgeva disperata ai carabinieri. Per anni la vita di una quarantasettenne dominicana, residente a Luino, è stata segnata dalle angherie della persona che aveva deciso di sposare nel 2012, e che poco dopo il matrimonio iniziò a mostrare la sua vera indole, trattando la compagna come un oggetto da custodire gelosamente tra le mura di casa.

Quelle stesse mura che talvolta non riuscivano a contenere del tutto le urla e i colpi sordi che scandivano le litigate. E allora, a quel punto, erano gli altri inquilini del palazzo in cui la coppia abitava a comporre il 112 per chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Una situazione venuta a galla a suon di denunce – circa una decina in totale – che hanno poi condotto a diversi procedimenti penali a carico dell’uomo, un sessantasettenne luinese.

Uno di questi processi è in corso presso il tribunale di Varese. L’accusa è di stalking e riguarda fatti avvenuti tra il 2017 e il 2018, nel periodo a cavallo tra la separazione giudiziale voluta dalla donna e il successivo divorzio. Atti che resero l’uomo ancora più violento, stando al racconto fornito dalla persona offesa – assistita dall’avvocato Andrea Pellicini – davanti al giudice Luciano Luccarelli, durante l’ultima udienza: “Pretendeva di accompagnarmi ovunque, voleva avere il controllo totale su di me e su una delle mie figlie (una ragazza, oggi ventinovenne, avuta dalla donna con un altro uomo. All’epoca viveva con la coppia, ndr). Era ossessionato da lei, un giorno ho scoperto che la spiava dalla serratura mentre era in bagno”. Lui, colto sul fatto, si sfogò come al solito, accanendosi su entrambe, prese prima a male parole e poi aggredite fisicamente.

In altre occasioni la furia dell’uomo travalicava i confini domestici e le scenate avevano luogo per strada, in mezzo alla gente. Ma anche in quei casi agli insulti seguivano le botte, documentate – in rapporto a due specifici episodi – da un ricovero ospedaliero di una settimana e da un filmato realizzato dalla sorella della donna fuori dal municipio di Luino, dove la quarantasettenne si era recata per chiedere aiuto ad una associazione che si occupa di emergenze familiari. “Lui era lì – ha ricordato la persona offesa in udienza – appostato come sempre. In un attimo si è avvicinato, urlando che prima o poi mi avrebbe ammazzato, e che non aveva paura di niente e di nessuno”.

Un’altra volta ancora si presentò in ospedale, dove la donna stava facendo visita alla madre malata. Si fiondò in stanza, chiuse la porta e la prese per il collo. Una paziente riuscì a dare l’allarme. Seguì l’intervento del personale infermieristico e poi dei carabinieri. Lei, dopo una diagnosi di disturbo post traumatico da stress, correlata dalla prescrizione di cure farmacologiche, provò a staccare la spina per alcuni mesi, tornando in patria su consiglio di una psicologa. Ma al rientro in Italia lui si fece di nuovo avanti, con l’obiettivo di farla tornare a casa.

Nonostante i procedimenti in corso e il trasferimento da una delle figlie – ascoltata in dibattimento insieme alla sorella della quarantasettenne -, le cose oggi non si sono sistemate, ha aggiunto la donna in aula senza riuscire a trattenere le lacrime. “Ormai non esco più se sono da sola, lui mi viene a cercare. Si mette all’angolo della strada e controlla. Mattina o sera non fa differenza, se io sono in giro lui lo viene a sapere”.

Il processo riprenderà a febbraio, quando toccherà ai testimoni indicati dal pubblico ministero, Nicola Ronzoni, sottoporsi alle domande delle parti.

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