Luino | 18 Agosto 2026

Parcheggio di via Lido a Luino, «Non è una questione contro qualcuno, è una questione di visione»

L’architetto Diego Intraina interviene nel dibattito: «L’area merita una visione complessiva, non la somma di scelte contingenti assunte separatamente»

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Si allarga la discussione nata dalla realizzazione di una fascia di parcheggio nell’ex campo sportivo di via Lido, a Luino. Tra polemiche della minoranza e repliche della Canottieri Luino e spunti di riflessione come quello del mobility strategist Matteo Toson, anche l’architetto Diego Intraina interviene sul tema con una lunga nota.

Di seguito il testo integrale.

Non è mia intenzione entrare nel merito del rapporto che l’Amministrazione Comunale ha intrattenuto con la Canottieri nella preparazione del progetto relativo alla sistemazione di via Lido, strada di accesso all’ex campo di calcio. E non è mia intenzione nemmeno mettere in discussione il valore dell’associazione, la sua storia, i numeri indicati — 500 persone e 400 minori — o la prospettiva, certamente interessante, di sviluppare in questo luogo, previa un’attenta valutazione d’incidenza, un hub internazionale per lo sport outdoor.

Ma proprio perché riconosco il valore di queste realtà, credo che il ragionamento debba essere portato a un livello diverso: quello dell’interesse generale e della visione complessiva del territorio. Una presenza importante, per quanto qualificata e meritevole di attenzione, non può diventare il criterio attraverso il quale si decide il futuro di un’intera area.

L’ex campo di calcio non è soltanto lo spazio nel quale oggi insistono alcune attività. È un luogo sul quale molti luinesi — certamente più di mille, se vogliamo tradurre in numeri le aspettative maturate negli anni — hanno riposto idee, speranze e attese. Ed è proprio questo il punto politico. Che cosa vogliamo fare di questo luogo?

La questione non può essere ridotta alla realizzazione sbagliata di una fascia di circa dodici metri di asfalto destinata a parcheggio. Il tema è molto più importante: riguarda la possibilità di costruire una visione complessiva dell’area, capace di tenere insieme ambiente, paesaggio, attività sportive, fruizione pubblica e qualità urbana. Una visione nella quale le diverse proprietà e le diverse funzioni non siano semplicemente accostate, ma possano trovare una continuità progettuale, paesaggistica e funzionale. È questa continuità che dobbiamo avere il coraggio di difendere.

Perché ciò che oggi viene presentato come provvisorio, marginale o semplicemente funzionale alle necessità del momento, domani potrebbe trasformarsi in un vincolo permanente. E allora la domanda diventa inevitabile: stiamo progettando il futuro oppure stiamo semplicemente organizzando il presente? Sono due cose molto diverse.

Una pianificazione lungimirante non può limitarsi a fotografare ciò che esiste e a organizzarlo nel modo più semplice possibile. Deve avere l’ambizione di immaginare ciò che ancora non esiste. Deve saper guardare oltre il manufatto, oltre il parcheggio, oltre l’esigenza contingente. Deve interrogarsi su quale valore vogliamo attribuire a un luogo che, per posizione, caratteristiche ambientali e rapporto con il territorio, può rappresentare una risorsa importante per l’intera comunità.

L’attività della Canottieri, così come il ristorante con le piscine, sono ormai realtà consolidate che non intendo mettere in discussione.
Ma proprio perché esistono, devono essere inserite in una visione più ampia e di qualità, nella quale possano convivere con le altre vocazioni dell’area senza diventare, di fatto, il criterio prevalente attraverso cui organizzare tutto ciò che sta intorno.

Il tema, quindi, non è togliere qualcosa a qualcuno. Il tema è evitare che qualcosa finisca per impedire tutto il resto. Questo significa anche cambiare approccio. Significa superare una concezione esclusivamente funzionale dello spazio e cercare nuovi modelli di utilizzo e di fruizione, più sostenibili, flessibili e coerenti con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche del luogo.

Un territorio come questo non può essere governato soltanto attraverso la somma delle esigenze del momento. E proprio per questo credo che un’Associazione con oltre 138 anni di storia, quando interviene nel dibattito pubblico, dovrebbe contribuire a mantenere aperta la discussione, non a far percepire come inevitabili scelte che inevitabili non sono.

Perché la pianificazione ha senso soltanto se conserva la possibilità di scegliere. E la politica ha senso soltanto se quella possibilità di scelta viene messa al servizio dell’interesse generale.

Il confronto democratico non può ridursi a prendere atto di decisioni già confezionate. Deve permettere di valutare alternative, correggere eventuali errori, mettere in discussione soluzioni non convincenti e trovare un equilibrio tra interessi legittimi e interesse collettivo.

Per questo la questione che pongo da tempo non è una battaglia contro qualcuno. È una questione di metodo. È una questione di responsabilità politica. È, soprattutto, una questione di quale futuro vogliamo consegnare alla città. Su quest’area si stanno concentrando questioni amministrative, politiche, progettuali e interessi privati.

Proprio per questo occorre evitare che ogni decisione venga assunta separatamente, senza una visione d’insieme. Perché il vero rischio è molto semplice: che la somma di tante decisioni apparentemente piccole produca alla fine una grande decisione che nessuno ha mai realmente discusso. Un parcheggio oggi. Una sistemazione domani. Un manufatto che rimane perché “ormai c’è”. Una soluzione provvisoria che diventa definitiva. E, passo dopo passo, il futuro viene deciso senza che nessuno abbia mai deciso davvero quale futuro volesse. Questo è il rischio che dobbiamo evitare. Perché tra dieci anni non potremo tornare indietro e dire che non avevamo previsto le conseguenze delle scelte compiute oggi.

La politica seria, soprattutto quando si occupa di territorio, deve assumersi anche la responsabilità di dire no alle soluzioni facili quando rischiano di compromettere quelle migliori. Deve saper rinunciare alla comodità del “facciamo così perché è la soluzione più immediata” per porsi una domanda più difficile: questa scelta ci avvicina o ci allontana dalla città che vogliamo costruire?

Credo che oggi servano attenzione, equilibrio e coraggio. Coraggio di non considerare già deciso ciò che può ancora essere discusso. Coraggio di non confondere una necessità contingente con una scelta strategica. Coraggio, soprattutto, di pensare a un’area nella sua interezza e non come alla semplice somma di proprietà, attività e interessi separati.

Perché il territorio non è una somma di recinti. È un sistema. E un’Amministrazione che pianifica ha il dovere di governare quel sistema nell’interesse di tutta la comunità. Un luogo come questo non merita di essere governato dalla logica del “si è sempre fatto così”, né da quella ancora più pericolosa del “ormai è deciso”. Merita qualcosa di più. Merita una visione. Merita un progetto. Merita un confronto vero. E merita, soprattutto, una responsabilità politica all’altezza delle aspettative che la comunità luinese ha legittimamente riposto nel suo futuro. Perché il futuro di un luogo non si eredita semplicemente da ciò che è stato fatto prima di noi. Si decide attraverso ciò che abbiamo il coraggio di immaginare oggi.

PS. Vorrei fare una domanda al Sindaco: come è stato possibile che in così poco tempo si sia fatto il progetto e la verifica paesaggistica del posteggio?

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