Varese | 9 Novembre 2021

Latte, l’impennata dei costi delle materie prime mette a rischio stalle e biodiversità

Interessata non solo la Formaggella del Luinese dopo, ma anche lo Zincarlin de Varées o ancora il Furmagit di Curiglia e il  Furmag de Segia

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“A causa del rilevante aumento dei costi di produzione e del rincaro delle materie prime e dei foraggi, le imprese di allevamento da latte sono allo stremo con compensi ormai da troppo tempo al di sotto dei costi di produzione e serve subito un patto di filiera tra allevatori, industrie e distribuzione per salvare il latte e le stalle italiane”.

A lanciare l’allarme è Coldiretti Varese che, attraverso il presidente Fernando Fiori, evidenza come “anche sul territorio siano di preoccupante attualità le tematiche evidenziate dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini nei giorni scorsi a Montichiari, in occasione della Fiera nazionale zootecnia”.

In particolare, “è necessario che nei contratti di fornitura fra le industrie di trasformazione e gli allevatori siano concordati compensi equi che coprano almeno i costi per evitare il rischio di chiusura, come previsto dalla recente direttiva approvata dal Consiglio dei Ministri per combattere le pratiche sleali”.

Con una stalla italiana su due che nell’ultimo decennio ha chiuso i battenti, “garantire un prezzo equo del latte significa salvare gli allevatori e, con loro, un patrimonio dell’agroalimentare Made in Italy che vanta ben 56 formaggi a denominazione di origine Dop e Igp e ben 503 specialità tradizionali regionali”.

Il successo del made in Italy caseario oggi messo a rischio dal fatto che nel giro dell’ultimo decennio le stalle da latte nel nostro Paese sono quasi dimezzate da 50mila a 26mila, con effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente con il venir meno di una attività di presidio indispensabile contro il degrado.

Quando una stalla chiude – ricorda la Coldiretti – si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado. In gioco c’è il futuro di un settore che vale 16 miliardi con 100mila occupati e – continua la Coldiretti – produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di litri di latte di mucca, dai quali nascono alcune delle specialità Made in Italy più note, ma anche veri e propri tesori della biodiversità molti dei quali salvati grazie alla rete dei mercati contadini di Campagna Amica.

Il comparto lattiero caseario, a Varese, assume carattere di tradizione grazie non solo a formaggi di particolare diffusione nazionale e internazionale prodotti con il latte munto nelle stalle della provincia (due su tutti, il Grana Padano e il Gorgonzola), ma anche di specialità fortemente identitarie, come ad esempio la Formaggella del Luinese Dop, a base di latte di capra, ma anche lo Zincarlin de Varées o ancora il Furmagit di Curiglia e il Furmag de Segia, solo per citare alcuni esempi tra i più classici e rari.

Negli allevamenti la vera novità rispetto al passato – sottolinea la Coldiretti – sono gli under 35 arrivati da altri settori o da diverse esperienze e che non possono contare sul patrimonio aziendale familiare. La presenza dei giovani è positiva per l’insieme dell’agricoltura nazionale e per il Paese poiché la capacità di innovazione e di crescita – continua la Coldiretti – porta le aziende agricole dei giovani ad avere un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più. La presenza dei giovani sostiene peraltro la svolta green dell’agricoltura italiana che è la più ricca in biodiversità d’Europa e può contare – riferisce la Coldiretti – il primato indiscusso per la qualità alimentare con 316 specialità Dop/Igp/Stg, compresi grandi formaggi, salumi e prosciutti, riconosciute a livello comunitario, 5266 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola.

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