La chiusura delle scuole elementari di Luino ha creato un vero e proprio caso in tutta la provincia di Varese. La decisione da parte dell’ATS Insubria, comunicata nella mattinata di domenica all’amministrazione comunale e all’Istituto Comprensivo “B. Luini”, è arrivata a causa di un cluster di casi Covid positivi che ha interessato in modo significativo alunni e personale della scuola, con il coinvolgimento di otto classi su undici presenti nella scuola.
Proprio per questa ragione il plesso, come disposto dall’azienda sanitaria, rimarrà chiusa fino al prossimo 20 novembre (lezioni sospese per due settimane), e la preside, la professoressa Chiara Grazia Galazzetti, insieme al corpo docente, si è organizzata per rendere accessibile a tutti gli alunni la Did, la Didattica integrata digitale, cercando di supportare in particolare i bambini di prima elementare, dando loro le indicazioni opportune.
Da oggi, martedì 9 novembre, infatti, le famiglie del plesso di “Luino Cap”, che ne faranno richiesta, potranno avere in comodato d’uso gratuito un pc per l’intera durata della chiusura. Inoltre, sono già state caricate all’interno piattaforma scolastica alcune attività didattiche in forma asincrona, mentre è stato comunicato ai genitori l’orario settimanale delle attività didattiche sincrone.
Nel frattempo, l’amministrazione comunale ha reso note alcune informazioni utili per le famiglie: dal 10 al 19 novembre il servizio di “Doposcuola” per gli alunni della scuola primaria di Creva e di Voldomino verrà effettuato presso il plesso di Creva, mentre all’interno della palestra del plesso di Luino sono sospese tutte le attività sportive delle diverse società fino al 19 novembre, dove si allenano diverse società sportive della città lacustre.
Negli altri plessi dell’Istituto Comprensivo “B. Luini” (Creva, Motte e Voldomino), invece, le attività si continuano a svolgere regolarmente, con servizio scuolabus e mensa. “Per evitare che la situazione peggiori ulteriormente – ha commentato l’amministrazione comunale -, ci appelliamo al senso di responsabilità delle famiglie chiedendo di limitare il più possibile i contatti sociali dei giovani studenti”.
Subito dopo l’annuncio della chiusura delle elementari, sui social network, soprattutto sui gruppi Facebook locali, sono stati numeri i genitori che hanno criticato duramente l’ATS Insubria, la scuola e l’amministrazione comunale stessa, in qualche caso anche attaccando il nostro giornale per falso allarmismo.
Tutto ciò è inutile, perchè le decisioni sono state prese in conformità a quanto disposto dall’ultimo “Protocollo sulle quarantene“, inviato a tutte le scuole da parte del ministero dell’Istruzione. In base alla nuova circolare, dove vi sono spiegazioni tecniche ai presidi, infatti, la quarantena scatta in automatico solo in base a un piccolo focolaio con tre casi in una classe, ma diversi a seconda della fascia d’età degli alunni e dello status vaccinale.
In presenza di un caso positivo, i compagni di classe faranno un test il prima possibile, definito “T0”, e se il risultato è negativo si potrà rientrare a scuola, e poi uno dopo 5 giorni; nel caso di due positivi i vaccinati o negativizzati negli ultimi sei mesi faranno la sorveglianza con testing, i non vaccinati la quarantena; nel caso di tre positivi andrà in quarantena tutta la classe.
Un caso ancora diverso è quello dei servizi dell’infanzia: per i più piccoli è previsto un test subito e una quarantena di dieci giorni, al termine della quale dovranno effettuare un test; per i loro insegnanti la valutazione è in carico alle autorità sanitarie, dipende da tempo di permanenza nella stanza e dal contatto diretto con il caso positivo.
Il preside sospende “in via eccezionale ed urgente” le lezioni nel caso in cui le autorità sanitarie “siano impossibilitate ad intervenire tempestivamente”. Agirà in base ad una serie di indicazioni predeterminate, dettate dalla circolare: informa la Asl, individua i “contatti scolastici” e per loro sospende temporaneamente le lezioni, “trasmette ai contatti scolastici le indicazioni standardizzate preventivamente predisposte dal DdP” e “segnala al DdP i contatti scolastici individuati”. I dati sui vaccinati non sono nella disponibilità della scuola e “quindi non vanno trattati”.
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