Luino | 22 Ottobre 2021

Dumenza, calci e pugni alla festa anni ’80: condannata trentunenne

I fatti risalgono all'estate di quattro anni fa, la ragazza perse la testa vedendo l'ex fidanzato in pista da ballo con un'altra donna

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Non ho mai alzato le mani, eravamo a parecchi metri di distanza. Ci sono stati insulti, lo ammetto, ma niente di più”. Così si era giustificata, presso il Giudice di pace, la trentunenne luinese accusata di aver aggredito una donna durante una festa di paese. Quelle parole non sono però bastate a sostenere la sua estraneità rispetto ai fatti, avvenuti nell’estate del 2017 durante la tradizionale “festa anni ottanta” di Dumenza.

Tutto scaturì da una scena che la ragazza mai avrebbe voluto vedere. Il suo ex compagno – con il quale aveva da poco chiuso i rapporti – era presente a quella serata. Si stava divertendo in pista in compagnia di un’altra e non cedette alla richiesta della giovane di cambiare aria. Per questo partì una discussione scandita da parole pesanti. Per la trentunenne la questione si esaurì con uno scontro verbale, sedato dall’intervento degli amici. Per l’accusa ci fu altro.

“C’è un referto del pronto soccorso che certifica le contusioni prodotte dai calci e dai pugni, ci sono le foto e le dichiarazioni fornite nel corso del dibattimento dalla persona offesa e da diversi testimoni presenti quella sera”, ha affermato il pubblico ministero Marco Brunoldi nel chiedere la condanna della ragazza al pagamento di 700 euro di multa. Al tutto vanno aggiunti “i futili motivi alla base del diverbio e poi dello scontro – ha precisato l’avvocato Marco Orrù, difensore di parte civile -. La questione non era certo rilevante, a differenza delle conseguenze patite dalla donna, che per quei fatti fu costretta a rinunciare ad un importante impegno di lavoro”.

Il giudice Davide Alvigini ha condannato la ragazza al pagamento di 400 euro di multa e delle spese legali. L’entità del risarcimento verrà calcolata in sede civile.

Per l’avvocato Andrea Pellicini, difensore della trentunenne, l’unica intenzione della ragazza era quella di parlare con il suo ex, “che in aula ha ricordato di aver visto partire un calcio nella ressa, senza essere più preciso. La sua testimonianza non ha chiarito la vicenda, in rapporto alla quale lo scambio di insulti è l’unica cosa certa. Ci appelleremo a questa sentenza che riteniamo fin da ora ingiusta”.

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