Luino | 17 Ottobre 2021

Luino, il messaggio domenicale di don Sergio: “Insieme a tutta la Chiesa nel cammino sinodale”

Il prevosto richiama l’apertura del Sinodo sulla sinodalità, un percorso che impegnerà tutti in un discernimento “comunitario”. Un lavoro già “anticipato” nel Decanato

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(don Sergio Zambenetti) Voglio rendere grazie con voi al Signore per la duplice celebrazione della scorsa domenica, in cui più di 100 ragazzi/e della nostra Comunità Pastorale hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo attraverso il sacramento della Cresima. Questo grazie è esteso a tutti coloro che hanno preparato e reso partecipati i due momenti celebrativi. Un terzo grazie, anche, a quelli che si sono resi disponibili per dare dignità e calore alla festa della Madonna del S. Rosario, celebrata a Voldomino.

In questi due eventi mi sembra di vedere l’espressione concreta della vita della nostra Comunità pastorale che, con la Cresima comunitaria ha verificato che è possibile compiere passi di novità e che, con la festa della Madonna del S. Rosario è possibile, invece, mantenere il valore della tradizione nelle singole parrocchie.

La scorsa domenica Papa Francesco ha dato inizio alla XVI assemblea del Sinodo dei vescovi sulla “sinodalità”, che vedrà nei prossimi due anni il coinvolgimento di tutte le diocesi del mondo in un «discernimento comunitario» di tutto l’assetto pastorale, nell’ottica della riforma, «cioè del recupero di una forma più evangelica; se la riforma è compito continuo della Chiesa, diventa compito strutturale, come insegna la storia, ad ogni mutamento d’epoca».  La pastorale in chiave missionaria auspicata da Francesco esige, infatti, di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”: «bisogna essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità».

Il discernimento comunitario, nel dettaglio, «riguarda le decisioni da prendere non solo nei confronti della società e del mondo, ma anche, contemporaneamente, nei confronti della vita stessa della comunità»: di qui la necessità di «un ripensamento a tutto tondo» di obiettivi, strutture, stile e metodi, «perché la parola di Dio possa correre più libera, senza inutili zavorre».

Questa domenica la nostra Diocesi celebra una ricorrenza liturgica che fa memoria della storia della Cattedrale di Milano, soprattutto come «cuore» pulsante della fede in terra ambrosiana. La Dedicazione del Duomo è collocata nella terza domenica di ottobre perché a questa data risalgono tante vicende che hanno come fulcro la Cattedrale: la Dedicazione della Ecclesia maior, devastata dagli Unni nel 453 e riconsacrata solennemente dal metropolita Eusebio; nella III di ottobre dell’836, la consacrazione dell’edificio di Santa Maria, la Theotokos («La madre di Dio»); nella terza domenica di ottobre del 1418, papa Martino V, proveniente dal Concilio di Costanza, consacrò l’altare maggiore; il 20 ottobre 1577 San Carlo Borromeo presiedette la Dedicazione dell’attuale Duomo, istituendone la solennità in questa domenica; infine, nel 1986, sempre nella III domenica di ottobre, il cardinale Carlo Maria Martini consacrò l’altare attuale. Durante la celebrazione delle ore 11.00 in Duomo avrà luogo la consegna del mandato ai Gruppi Barnaba, incaricati del lavoro preparatorio delle Assemblee sinodali decanali, nella prospettiva indicata da Papa Francesco.

Il decanato di Luino ha, in un certo senso, anticipato il lavoro sinodale, con un cammino che da due anni sta portando avanti con il desiderio di rendere una Chiesa più bella, che possa riflettere la luce di Gesù. Vi invito a leggere il pieghevole che raccoglie i passi compiuti e alcuni incontri di formazione laici-preti da vivere nei prossimi mesi.

Come Comunità Pastorale siamo coinvolti in questo cammino, ma per non cadere nella tentazione di vedere tutto quanto scritto sopra come solo opera organizzativa vi anticipo che dal 27 al 31 ottobre celebreremo le Giornate eucaristiche, attuando quanto domenica scorsa Papa Francesco ha detto nell’omelia di inizio del Sinodo: “Noi, che iniziamo questo cammino, siamo chiamati a diventare esperti nell’arte dell’incontro. Non nell’organizzare eventi o nel fare una riflessione teorica sui problemi, ma anzitutto nel prenderci un tempo per incontrare il Signore e favorire l’incontro tra di noi. Un tempo per dare spazio alla preghiera, all’adorazione – questa preghiera che noi trascuriamo
tanto: adorare, dare spazio all’adorazione –, a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa; per rivolgersi al volto e alla parola dell’altro, incontrarci a tu per tu, lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca. Ogni incontro – lo sappiamo – richiede apertura, coraggio, disponibilità a lasciarsi interpellare dal volto e dalla storia
dell’altro. Mentre talvolta preferiamo ripararci in rapporti formali o indossare maschere di circostanza – lo spirito clericale e di corte: sono più monsieur l’abbé che padre –, l’incontro ci cambia e spesso ci suggerisce vie nuove che non pensavamo di percorrere”.

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