Luino | 25 Settembre 2021

74enne muore durante il trasferimento dall’ospedale di Luino a Varese, indaga la magistratura

I parenti della signora, morta un mese fa poche ore dopo una diagnosi di infarto, hanno sporto denuncia per presunte inefficienze del personale in servizio

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Il decesso di una donna di settantaquattro anni, avvenuto lo scorso 26 agosto dopo un trasferimento dall’ospedale di Luino a quello di Varese, diventa un caso di presunta inefficienza professionale, attribuita dai parenti della donna al personale medico e infermieristico del nosocomio lacustre. I familiari hanno sporto denuncia affinché la Procura di Varese faccia chiarezza sulle circostanze del decesso. A difenderli è l’avvocato Furio Artoni.

La donna, secondo la ricostruzione fornita dai parenti al legale, arriva in ospedale a Luino a bordo di una ambulanza. Il suo accesso viene registrato alle 20.24. La diagnosi è di infarto miocardico acuto. Dopo circa un’ora la settantaquattrenne è di nuovo a bordo del mezzo di soccorso, per il trasferimento all’ospedale di Varese. Durante il viaggio, però, le sue condizioni peggiorano e viene intubata nei pressi delle Grotte di Valganna. Arriva al Circolo in stato di shock cardiogeno e dopo pochi minuti viene dichiarato il decesso, alle ore 22.35.

Sempre secondo i parenti della donna, nel tempo trascorso a Luino sarebbe venuta meno l’assistenza di un anestesista rianimatore, fondamentale date le condizioni in cui versava la paziente. In quel momento lo stesso anestesista si sarebbe trovato lontano da Luino, per la precisione a Busto Arsizio.

“L’assenza del responsabile della rianimazione per ‘lontananza’ è indicato nell’atto della relazione di soccorso redatta sull’ambulanza diretta a Varese – scrive l’avvocato Furio Artoni -. I parenti oltre alla denuncia per omicidio colposo o per quell’altra ipotesi che sarà ravvisata dalla Procura, hanno anche richiesto un risarcimento danni direttamente all’ASST dei Sette Laghi”.

L’assenza di un responsabile – continua Artoni – è certamente un fatto grave aggiunto alla mancata chiamata di un elicottero, che avrebbe permesso quantomeno di intervenire in quella che viene definita golden hour e cioè l’ora essenziale per provvedere alla salvezza di pazienti con patologie di questo tipo. Di sicura siamo di fronte ad una carenza di personale responsabile gravissima e ciò nonostante le rassicurazioni dell’ASST. È solo un caso sfortunato o invece è qualcosa di ben più grave? Sicuramente bisognerebbe chiederlo ai cittadini che si rivolgono al Pronto soccorso di Luino o comunque agli operatori sanitari. Da qui la necessità che la Procura accerti se vi sono state carenze strutturali e organizzative da parte dell’ASST”.

“Al Pronto Soccorso di Luino – commenta l’avvocato Furio Artoni -, tale requisiti minimi, al momento dell’arrivo della signora, non erano assolutamente soddisfatti, tanto da causare ritardi nell’intervento e assistenza inadeguata”. Toccherà ora alla magistratura chiarire l’accaduto.

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