«La notte tra il 26 e il 27 settembre, verso le 2, ho portato mia moglie in pronto soccorso a Luino, non si sentiva bene, faticava a respirare. Lei è una donna ipertesa da anni, ma quella sera era proprio necessario andare in ospedale. Arrivati in PS le è stata somministrata una terapia a base di aerosol di cortisone e di cortisone in vena. Non è stata sottoposta a nessun esame del sangue, a nessun elettrocardiogramma e a nessun tampone per un’eventuale positività al Covid».
Con queste parole un signore residente in un paese del territorio luinese ha segnalato alla nostra redazione questo episodio avvenuto presso l’ospedale di Luino. «Anche il giorno successivo mia moglie non stava bene e intorno alle 22 ho chiamato un’ambulanza, per una nuova difficoltà respiratoria. Anche in questo caso il 118 ha ritenuto non fosse necessario il ricovero, perché ritenuta ipertesa; gli operatori le hanno somministrato dieci gocce di Valium e sono andati via».
La signora, però, anche nei giorni seguenti aveva difficoltà a respirare e non si sentiva bene, così, sentito il cardiologo di fiducia, tre giorni più tardi, ha preso un appuntamento in un noto centro medico di Luino dove, dopo una visita, le è stato disposto un ricovero immediato.
«L’ho trasportata personalmente all’ospedale Valduce di Como – continua il marito della 68enne -. Qui dopo alcuni esami ed accertamenti le è stato diagnosticato un infarto in corso da più giorni e, successivamente, sono state eseguite due coronarografie e durante l’angioplastica è stato posizionato uno stent. Se non fosse stato per il nostro cardiologo di fiducia, mia moglie non ce l’avrebbe fatta, anzi, è stata fortunata: il suo cuore ha lavorato in sofferenza per cinque giorni, con una possibile compromissione dello stesso e possibili conseguenze ben più drammatiche».
«Fortunatamente – conclude il marito -, mia moglie ora è a casa, dopo dieci giorni di ricovero, e lentamente si sta riprendendo, anche se non è una passeggiata. Ho voluto denunciare quanto accaduto solo ed esclusivamente perché ritengo che episodi di questo tipo non debbano mai succedere. Non mi spiego come possa essersi verificata una mancanza di questo genere».
Con tutta probabilità, le condizioni della donna sono state sottovalutate, ma resta da capire per quale motivo, se per errore umano o se semplicemente la dispnea e l’affaticamento respiratorio della 68enne hanno portato il dottore di turno a ritenere “superfluo” fare ulteriori accertamenti prima di dimetterla dal pronto soccorso.
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