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Varese | 24 Settembre 2021

Coldiretti Varese: “La deroga lavori usuranti valga anche per i lavoratori autonomi agricoli”

Fiori: “Non solo gli operai agricoli, ma anche i coltivatori diretti svolgono lavori usuranti. Intervenire per recuperare potere di acquisto delle pensioni”

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“Non solo gli operai agricoli, ma anche i lavoratori autonomi agricoli, ovvero i coltivatori diretti, che svolgono i medesimi lavori e anche con maggiore intensità, devono essere ricompresi tra le attività usuranti da esentare dall’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita”: la richiesta è del presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori, a commento del ricalcolo da parte della Commissione sui lavori gravosi che starebbe allargando a 203 le mansioni pesanti che potrebbero permettere di anticipare l’uscita dal lavoro a 63 anni tramite l’Ape sociale.

“L’estensione alla categoria degli operai agricoli riconosciuti quali soggetti che svolgono lavori usuranti deve naturalmente ricomprendere i lavoratori autonomi agricoli, ovvero i coltivatori diretti, che svolgono i medesimi lavori. Una spinta per il ricambio generazionale in una provincia dove tanti giovani si avvicinano all’agricoltura, con l’intenzione di aprire nuove imprese nonostante difficoltà oggettive, come la scarsità di disponibilità di suolo agricolo in una provincia che risulta tra le più cementificate d’Italia. Nonostante questo, si assiste ad una crescente domanda di lavoro da parte di giovani che vanno agevolati nell’interesse stesso del mantenimento e dello sviluppo di un’identità agroalimentare made in Varese. Ma è anche una necessità per ridurre, con nuove energie, l’impatto degli infortuni sul lavoro in agricoltura” sottolinea Fiori.

Le malattie più diffuse per chi lavora nel comparto dell’agricoltura sono l’ernia discale lombare – sottolinea Coldiretti Varese – provocata da lavorazioni svolte principalmente con macchine che espongono a vibrazioni trasmesse a tutto il corpo come trattori, mietitrebbia, vendemmiatrice semovente, oltre a tendiniti e sindrome del tunnel carpale, allergie, dermatiti.

Al di là della discussione sulle pensioni anticipate, gli assegni pensionistici degli agricoltori restano tra i più bassi d’Europa, con un’altissima percentuale di pensioni integrate al minimo che non superano i 515 euro al mese: “È innegabile che in molti stiano affrontando un momento di grande difficoltà anche a causa della crisi causata dal Covid, ma che nonostante tutto sono impegnati nel presidio territoriale nelle aree rurali”, dove sono spesso il motore di iniziative ed esperienze culturali e di solidarietà, come il dono dei pacchi solidali attivato a più riprese da Coldiretti e Campagna Amica, nei mesi scorsi, sul territorio della provincia di Varese.

“Da qui la necessità di intervenire per recuperare il potere di acquisto delle pensioni più basse – spiega Fiori –  eliminare ogni forma di discriminazione fra lavoratori dipendenti ed autonomi anche per quanto attiene gli assegni familiari, riconoscere un sostegno per le famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilità e/o non autosufficienza, definire i livelli essenziali di assistenza, potenziare i servizi di prevenzione presso gli ambulatori di medicina generale allo scopo di assicurare, agli anziani a basso reddito, gli accertamenti diagnostici in forma ambulatoriale, con riduzione delle liste di attesa, dei ricoveri in ospedale e della spesa sanitaria”.

La presenza degli anziani all’interno delle famiglie rurali è sempre stato un valore aggiunto: “I nostri anziani sono una guida preziosa per i giovani e un modello vincente per vivere e stare bene insieme.  I “nonni contadini” sono una fonte di cultura rurale per le nuove generazioni, e non mancano le occasioni di incontro e lezione anche a scuola. Inoltre, in linea più generale,  le pensioni aiutano i bilanci per più di una famiglia su tre con la presenza dei nonni in casa che viene giudicata positivamente per il contributo economico e sociale che sono in grado di offrire in un momento di difficoltà”.

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