Creare servizi ad hoc incrociando gli interessi degli utenti con i parametri dei piani di fattibilità, valutare i costi, circondarsi delle persone giuste per decifrare la complessità e trasformarla in opportunità.
Per anni è stato questo il pane quotidiano di Loredana Bonora nel mondo del marketing, della tv e dei grandi eventi. Ma la cinquantacinquenne, capolista di “Cuasso in Comune” per le elezioni amministrative di inizio ottobre, ha deciso ad un certo punto di spostare all’interno della propria comunità le conoscenze accumulate a livello professionale, per provare a cambiare le cose nell’interesse collettivo, accettando la sfida della prima esperienza sul terreno della politica.
Abbiamo selezionato quattro temi dal programma di “Cuasso in Comune” (consultabile integralmente cliccando qui), e li abbiamo sottoposti per all’attenzione dell’aspirante sindaco per un commento. Bonora alle urne se la vedrà con un’altra donna, Vanessa Valtorta, candidata con “Viva Cuasso” alla guida del municipio. Di seguito l’intervista.
I rapporti tra amministrazione comunale, protezione civile e polizia locale sono un punto centrale del programma alla voce “manutenzione e sicurezza”. Che cosa manca oggi al paese in questi ambiti?
Per quanto riguarda la protezione civile, abbiamo la fortuna di poter contare su un gruppo ormai storico e molto unito. Quello che manca in questo momento è un piano di sicurezza per la parte boschiva che nel nostro caso rappresenta il 90% del territorio e si sviluppa attorno ai centri abitati di Cuasso. I boschi oggi sono carenti sotto il profilo della manutenzione e alluvioni e maltempo non fanno altro che peggiorare le cose. Molti proprietari di terreni hanno smesso di considerare i boschi una risorsa e dunque non li curano; altri addirittura scoprono con il tempo di aver ereditato dei terreni. Il nuovo piano a cui ci riferiamo consentirà prima di tutto di evitare allagamenti e altri disagi, fornendo strumenti, sia organizzativi che in termini di strumentazioni e materiali, ai nostri volontari. Anche rispetto al tema della polizia locale la questione ambiente è prioritaria e si collega al resto del programma. Faccio un esempio semplice: il lancio del mozzicone. Anni fa l’amministrazione ha inasprito le sanzioni; scelta condivisibile ma se nessuno esercita i controlli, l’entità delle multe serve a poco. Dobbiamo poi mettere il cittadino nelle migliori condizioni per rispettare la natura e il suolo pubblico, partendo dagli arredi urbani, dalla loro organizzazione e dalla presenza dei cestini e di tutto ciò che serve per mantenere alto il livello di civiltà. Solo a quel punto la sanzione potrà essere inquadrata come un fatto di correttezza. Sempre sotto il profilo della manutenzione, è importante riuscire a sbloccare la situazione di chi percepisce redditi sociali finora mai attivati. Nessuno qui viene chiamato a svolgere le ore settimanali di lavori socialmente utili, che spesso richiedono anche competenza e professionalità, aspetti che consentirebbero una scelta delle persone sulle base dei curriculum di ognuno.
Il capitolo sostenibilità nel programma di “Cuasso in Comune” tocca i temi del consumo di energia e del turismo. Che cosa c’è dietro questi punti?
Prima di tutto l’impiego delle rinnovabili a partire dagli immobili comunali e dalle scuole. L’assessorato in questione verrebbe guidato, in casa di successo, da Marco Pistocchini che è un esperto in materia di sostenibilità. Le nostre proposte sono state valutate da un consulente del settore che ha accertato la compatibilità dei nostri piani con i bandi ministeriali ed europei che consentono di avere accesso a finanziamenti. Abbiamo scelto questa strada per avere la certezza di proporre soluzioni realizzabili, sfruttando le caratteristiche del territorio. Siamo circondati da boschi, facciamo in modo che certi residui vengano impiegati come energie. Avviciniamoci, nel nostro piccolo, alle linee guida della comunità europea. Si può fare? Noi pensiamo di sì, non raggiungere questo obiettivo, considerando i cambiamenti climatici in atto, sarebbe un fallimento. Sul turismo, invece, la prima via è sicuramente quella del Parco delle Cinque Vette, area naturalistica diventata PLIS (parco locale di interesse sovracomunale, una forma di tutela istituita dalla Regione Lombardia, ndr) grazie alla sensibilizzazione e alla raccolta firme attuata tempo fa dall’associazione ON, di cui faccio parte fin dalla sua fondazione. Più di duemila cittadini aderirono alla proposta ma oggi quel progetto non basta più. Un PLIS non dà accesso a fondi pubblici continuativi per la manutenzione ordinaria, e con tanti boschi l’assenza di manutenzione è un problema. Avere un parco regionale cambierebbe totalmente le cose. Come associazione ON abbiamo avviato più di un anno fa una trattativa con Regione, Provincia e i sindaci della valle per arrivare a questa conversione. Il dialogo è ben avviato, vogliamo continuare a lavorare sul punto con serietà sfruttando i canali istituzionali e la collaborazione con gli altri sindaci della valle. L’unione tra Comuni e il numero di persone a cui è destinato questo servizio sono aspetti in grado di darci forza e incisività sul fronte dei bandi pubblici.
Servizi per il cittadino. I collegamenti via mezzi pubblici all’interno della valle sono da voi descritti come carenti. Qual è il vostro piano per potenziarli?
Gli orari attualmente coperti da Autolinee Varesine riguardano la tratta Cavagnano Bisuschio. Il nostro è un comune con diverse frazioni, queste zone non possono rimanere completamente isolate per quanto concerne il passaggio dei mezzi pubblici. Si tratta di un grave disagio. L’idea è mettere in funzione delle navette sfruttando le risorse derivanti anche in questo caso dai redditi sociali. L’obiettivo di fondo consiste nel riuscire a dare a tutti i residenti la possibilità di arrivare alla stazione di Porto Ceresio, lo snodo per noi più importante, la prima fermata per poter usufruire di un mezzo sostenibile. Le navette partirebbero da Mondo Nuovo (la frazione più alta di Cuasso, ndr) per poi concludere la loro corsa a Porto.
Nell’ambito delle proposte riguardanti il settore dei servizi sociali, il programma di “Cuasso in Comune” include uno studio di fattibilità per favorire l’insediamento sul territorio di una casa famiglia. Quali sono le finalità di questa proposta?
Abbiamo 300mila euro a bilancio per i servizi sociali, le cui attività sono segnate dal mantenimento in comunità di molti minori. Il Comune paga loro le rette mensili, si tratta di una criticità sotto il profilo sociale ma anche a livello amministrativo. Vorremmo ragionare sulle caratteristiche della casa famiglia ideale, per diminuire la spesa dell’ente pubblico e dare un valore sociale al bambino, spesso dimenticato in questo genere di situazioni. Gli amministratori sono le persone a cui vengono legalmente affidati i minori che si trovano a vivere realtà di questo genere, ma tra loro non nasce alcun tipo di legame. La casa famiglia può diventare una soluzione per migliorare la quotidianità dei minori coinvolti, per farli sentire amati, e allo stesso tempo per risolvere una problematica in termini di spesa che va affrontata prima che questo impegno economico ne comprometta altri.
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