Con la campagna vaccinale alle ultime battute, almeno per quanto riguarda questa prima fase caratterizzata dalla somministrazione negli hub massivi, si cominciano a trarre i primi bilanci.
Secondo quanto riferito da ATS Insubria nel nuovo aggiornamento settimanale, in questi ultimi giorni le prenotazioni degli appuntamenti per ricevere la prima dose del siero anti-Covid si sono assestate sulle 2000 al giorno, soprattutto da parte dei giovani prossimi al rientro a scuola. È invece stato raggiunto una sorta di plateau per quanto riguarda i 40-50enni, che faticano a prenotarsi e lo fanno in misura molto minore rispetto ad altre fasce di età.
Fino al 12 settembre sarà possibile prenotare e ricevere la prima dose di vaccino nei centri vaccinali, mentre la somministrazione dei richiami proseguirà fino a esaurimento. Nel frattempo la copertura generale della popolazione del territorio afferente ad ATS, fra prenotazioni, prime e seconde dosi, è intorno all’80,9%, ma è emersa in questo senso una differenza piuttosto consistente tra il Comasco e il Varesotto.
Mentre l’area della provincia di Como risulta più virtuosa da questo punto di vista, in linea con la media regionale, quella di Varese presenta percentuali più basse, in modo particolare nella zona del Luinese, dove si registrano scostamenti significativi, in negativo, in diversi Comuni del distretto come Maccagno con Pino e Veddasca, Tronzano, Dumenza, Agra, Cremenaga, Lavena Ponte Tresa, Brusimpiano e parte della Valcuvia, con Cassano, Rancio, Masciago Primo e Castello Cabiaglio: un fatto che “lascia abbastanza preoccupati” i vertici dell’Agenzia di Tutela della Salute.
Nello specifico risultano meno coperte (fino al 20% in meno) le fasce più giovani della popolazione, dai 12 ai 49 anni, ma anche gli over 80 che hanno completato il ciclo vaccinale sono circa il 3% in meno rispetto ai valori medi registrati in tutta la Lombardia. Le iniziative messe in campo, anche attraverso la presenza di camper vaccinali che, in primavera, hanno percorso le valli del Luinese, hanno riscontrato una scarsa risposta da parte della popolazione a cui erano rivolte nonostante la grande prossimità degli operatori sanitari.
Tale minor copertura spiega l’aumento di contagi, specialmente fra i giovani, registrato sul territorio in queste settimane, sul quale potenzialmente anche il fenomeno del frontalierato potrebbe aver influito. A detta di ATS, però, questa risulta comunque un’influenza parziale da questo punto di vista, dato che non è stata riscontrata in altri territori di confine come ad esempio l’Arcisatese. Il Luinese, hanno spiegato i vertici dell’Agenzia, è in realtà una zona che già storicamente dimostra poca propensione al vaccino, non solo nel caso del Covid-19, ma anche per quanto concerne l’antinfluenzale o i vaccini obbligatori dei bambini.
Per cercare di arginare il più possibile la pandemia, in ogni caso, l’intento è quello di lavorare più intensamente con pediatri e medici di base che possono intercettare i propri pazienti e invitarli alla vaccinazione, ma di coinvolgere anche i sindaci e ideare nuove iniziative in tal senso.
Data la vicinanza alla Svizzera, dove probabilmente diversi residenti nel Varesotto hanno ricevuto la vaccinazione, ATS Insubria invita queste persone (e quanti hanno completato il ciclo vaccinale all’estero) a registrarsi nell’anagrafe vaccinale italiana, non solo come dovere da cittadino ma anche per aiutare ad avere una panoramica più veritiera della situazione sul territorio e a valutare meglio il rischio.
“Dove ci si vaccina di meno, le persone sono più soggette a infettarsi”, ribadisce il direttore sanitario Giuseppe Catanoso, “I vaccini sono sicuri come tutti gli altri farmaci che prendiamo, non c’è più nessuna scusa e anche gli over 60 ora ricevono Pfizer o Moderna. L’importante è che il Covid-19 diventi come l’influenza: vaccinarsi ci porterà a questo”.
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