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Luino | 4 Agosto 2021

Green pass: obbligatorio dal 6 agosto per consumare cibi e bevande al tavolo al chiuso

Indispensabile per accedere anche a spettacoli, piscine, palestre, centri benessere, sagre, musei, sale gioco e parchi tematici. Scarica il nostro cartello

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Articolo pubblicato da Confcommercio Ascom Luino

NB: Testo modificato il 13 agosto 2021, per aggiornarlo alle novità sopraggiunte.

Entrano in vigore da venerdì 6 agosto le disposizioni normative (decreto legge 23.7.2021 n. 105) in relazione all’obbligo di green pass per l’accesso a determinati luoghi o servizi. A carico degli imprenditori e titolari di alcune attività ricadono obblighi di controllo, tutt’altro che facili da attuare nella pratica quotidiana.

FIPE – Confcommercio ha fatto presente le criticità di una procedura che impone agli esercenti di essere degli ‘sceriffi’, pur non avendone l’autorità.

Ma andiamo con ordine e vediamo in cosa consistono le novità.

Quando è obbligatorio il green pass

Il green pass dal 6 agosto 2021 è obbligatorio per:

– accedere ai servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso (NB – per ristorazione si intendono bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, pub, ecc.). Si veda più avanti l’esonero previsto per alcuni alberghi;
– spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi;
– musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
– piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
– sagre e fiere, convegni e congressi;
– centri termali, parchi tematici e di divertimento;
– centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione;
– attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;

Quindi, ad esempio, chi desidera consumare un caffè seduto al tavolo, all’interno di un locale, dovrà essere in possesso di green pass. Idem per accedere ad una piscina, ad una palestra o per visitare un museo.

Il green pass non si applica per il consumo al tavolo all’aperto e per quello al chiuso al bancone, in piedi: l’obbligo scatta con il consumo al tavolo (seduti) al chiuso.

La novità per gli alberghi

Con una FAQ pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri (QUI IL LINK) è stato precisato che il green pass per i servizi di ristorazione al tavolo al chiuso negli alberghi è obbligatorio solo se tali servizi sono offerti anche a persone che non alloggiano nella struttura.
Negli alberghi che, invece, somministrano cibi e bevande solo ai clienti alloggiati non è previsto l’obbligo di green pass nelle sale di ristorazione al chiuso.

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Cos’è il green pass?

La Certificazione verde COVID-19 (green pass) attesta una delle seguenti condizioni:

– aver fatto la vaccinazione anti COVID-19;
– essere guariti dal COVID-19 negli ultimi sei mesi;
– essere negativi al test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore;

Nella pratica è un file digitale (stampabile su carta): il green pass ha valore in tutti gli stati dell’Unione Europea, oltre ad altre nazioni (come ad esempio la Svizzera). Quindi solo chi si è vaccinato, è guarito dal Covid19 o si è sottoposto ad un tampone ha il green pass. I cittadini ai quali è stato rilasciato hanno a disposizione varie modalità per ottenerlo:

– possono scaricarlo dalla piattaforma nazionale Digital Green Certificate (indicando alcuni dati della tessera sanitaria o documento d’identità oppure utilizzando lo SPID o la CIE (Carta di Identità Elettronica);
– possono scaricarlo dal Fascicolo Sanitario Elettronico regionale;
– tramite l’App Immuni;
– tramite l’App IO;
– tramite il proprio medico di base, pediatra, farmacie.

Il green pass viene rilasciato sin dalla somministrazione della prima dose di vaccino.
Sono esonerati da green pass i bambini sotto i 12 anni di età, non essendo prevista per loro la possibilità di vaccinarsi.

Cosa devono fare le strutture con obbligo di green pass

Le normative emanate prevedono alcuni adempimenti a carico delle attività interessate (ad esempio il ristoratore, il barista, l’imprenditore che gestisce la piscina o la palestra, ecc.). Il cliente che desideri consumare un pasto al tavolo in un locale al chiuso (all’aperto non ci sono obblighi, così come per il consumo al bancone) deve essere in possesso di green pass.

Lo dovrà esibire all’esercente il quale potrà controllarne la veridicità utilizzando l’App Verifica C19. Quest’ultima è gratuita e deve essere installata su uno smartphone: inquadrando il QR Code presente nel green pass l’App evidenzia se è valido, oltre a nome, cognome e data di nascita del possessore. Una volta installa l’App funziona anche senza connessione internet e non archivia nessun dato. E’ l’App ufficiale del Governo italiano.

Quando deve essere richiesto il documento di identità?

L’esercente/imprenditore o suo delegato deve verificare la validità del green pass con l’App ‘VerificaC19’ e SOLO in caso di palesi discordanze può chiedere all’avventore di esibire un documento di identità.
A titolo esemplificativo, nel caso di evidente difformità tra l’età desumibile dal green pass e quella presunta (un giovane con il green pass di un anziano) o per difformità del sesso (un uomo che presenta il green pass di una donna).
Al di fuori di casi limite, l’esercente/imprenditore non è tenuto a chiedere al cliente il documento di identità per verificare che vi sia una rispondenza tra il nome che risulta dal green pass e l’identità effettiva.

L’esercente è autorizzato a chiedere green pass e carta di identità dei clienti in base a quale norma?

E’ autorizzato a chiedere il documento di identità, anche se non è un pubblico ufficiale, per l’attività di verifica del green pass: lo prevedono infatti le disposizioni normative in vigore.
E’ autorizzato dal DPCM 17 giugno 2021 che, all’articolo 13, indica quali sono i soggetti che possono effettuare i controlli. Alla lettera C) troviamo i titolari dei pubblici esercizi.
Inoltre il comma 4 prevede che i soggetti deputati ai controlli (e quindi anche gli esercenti) possono richiedere un documento di identità. Clicca qui per consultare il testo normativo. Come abbiamo visto nel punto precedente l’obbligo di verifica dell’identità del cliente è necessaria solo in caso di evidenti incongruenze.
Su questo punto si è espresso recentemente anche il Garante della Privacy (Comunicato del 10.8.2021) ribadendo la legittimità di questo comportamento, che non viola il diritto alla privacy del cliente: l’esercente non deve però archiviare nulla, né conservare copia del green pass o informazioni del documento di identità.

Il titolare ed i suoi dipendenti sono obbligati ad avere il green pass?

No, non devono averlo. Non è logico ma è così. Il titolare di un ristorante, ad esempio, deve verificare il possesso del green pass da parte dei suoi clienti, ma non è tenuto ad averlo. Idem i suoi dipendenti. Bisogna poi considerare che, con la sola eccezione del personale sanitario (medici, infermieri, personale di RSA, ecc.) ad oggi non vi è obbligo di vaccinazione per i dipendenti. Non solo, il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti se sono vaccinati, né può raccogliere dati sul loro stato vaccinale, nemmeno con il consenso dei lavoratori. Quindi il dipendente barista può legittimamente rifiutarsi di dire al proprio datore di lavoro se è vaccinato, ma se va a mangiare una pizza al chiuso deve esibire il green pass in pizzeria. Che senso ha? Forse ci viene in aiuto il grande Vasco Rossi, con una strofa del suo brano ‘Un senso’: “Voglio trovare un senso a tante cose. Anche se tante cose un senso non ce l’ha, ah”. Ecco, appunto.

Quali sono le sanzioni?

In caso di violazioni al green pass può essere elevata una sanzione pecuniaria da € 400 a € 1000 a carico dell’utente. Se vengono riscontrate omissioni da parte del gestore dell’attività identica sanzione può essere elevata anche nei suoi confronti: l’esercente può altresì sanzionato la chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni, la chiusura dell’esercizio o dell’attività da 1 a 10 giorni, applicabile dopo due violazioni – commesse in giornate diverse – dell’obbligo di verifica del possesso del green pass da parte del cliente

La posizione di Fipe – Confcommercio

In linea teorica il controllo del green pass è possibile: nella pratica la questione è molto più complessa. Pensiamo ad un bar o ad un ristorante con posti solo al chiuso (sono il 46,6% del totale), o con pochi posti all’aperto: chiedere il green pass a tutti, verificarlo con l’App, poi chiedere i documenti per verificarne l’identità non è così veloce, considerando i flussi di persone spesso concentrati. Ipotizzabili, ragionevolmente, rimostranze dei clienti, appelli al diritto alla privacy, con persone che mettono in dubbio la possibilità per l’esercente di fare questi controlli.
L’imprenditore non è un pubblico ufficiale anche se si trova a farne le veci, senza però avere la corrispondente autorità.
Proprio per questo FIPE ha proposto l’autocertificazione, da compilare a cura del cliente sotto la sua responsabilità: qui il link all’articolo.
Una soluzione ragionevole che, un senso, ce l’ha.

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Una replica a “Green pass: obbligatorio dal 6 agosto per consumare cibi e bevande al tavolo al chiuso”

  1. Doriana Costa ha detto:

    roba da matti si lavora un mesetto dopo aver chiuso un anno vogliono proprio farci chiudere definitamente ma si rendono conto che faccendo cosi maltrattando le partite iva non mandiamo più soldi a Roma e forse è la volta buona che si diminuiscono le paghe questi disgraziati o ci lasciano lavorare in pace o ci costringono a ribellarci questo decreto ò veramente una grande porcheria !!!

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