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Luino | 16 Luglio 2021

Luino, Palazzo Verbania accoglie Chagall e “Le Fiabe e altri sogni”

La mostra, a cura di Chiara Gatti e Oreste Bellinzona, in collaborazione con la Kasa dei Libri di Milano, sarà inaugurata domani alle ore 12

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Dopo un ciclo di mostre importanti dedicate a Franco Rognoni, Giovanni Boldini, Angelo Bozzola e poi alla storia degli Oscar Mondadori e delle loro illustrazioni originali, Palazzo Verbania a Luino annuncia un nuovo progetto che collega l’opera di un maestro dell’arte al mondo della carta e dei libri, in sintonia con i preziosi archivi di Vittorio Sereni e Piero Chiara custoditi nei suoi spazi liberty affacciati sul Lago Maggiore.

Realizzata in collaborazione con la Kasa dei Libri di Milano, la mostra allinea oltre una quarantina di opere, fra incisioni originali e libri illustrati del grande maestro russo Marc Chagall (1887-1985) celebre per le immagini oniriche della sua Russia Bianca sublimate nella dimensione del sogno, dell’amore e del sacro.

Quando, nel 1926, su istigazione del gallerista ed editore parigino Ambroise Vollard, decise di misurarsi con le Favole di La Fontaine, Chagall attinse infatti al suo passato di fanciullo estraendone un repertorio di dettagli da seminare dentro i testi del grande scrittore francese, erede ideale di Fedro.

«Io ho portato i miei soggetti dalla Russia; Parigi vi ha riversato sopra la luce» disse anni dopo, spiegando come, a contatto con gli stimoli della Ville Lumière e della vita moderna che esplodeva fra le mani degli artisti, il suo passato fosse diventato attualità. E i personaggi, allegorie di situazioni correnti. I suoi tori, le volpi, i corvi erano gli stessi protagonisti dei versi del poeta. E avevano, nella interpretazione degli episodi e dei loro messaggi, una valenza assoluta. Così come i bambini, i maestri di scuola, i pastori, gli amanti.

Nel 1930, sempre Vollard chiese a Chagall di siglare un ciclo di tavole dedicate ai capitoli della Bibbia. L’anno seguente Chagall partì per la Palestina per inseguire un’atmosfera da tradurre in pittura e in grafica. Col cavalletto sulle spalle, salendo sulle colline del Moab, scelse di dipingere all’aperto, catturando scorci della città santa, del monte del Tempio, della porta della Grazia. Molte vedute di Gerusalemme punteggiano i suoi quadri degli anni Trenta.

La Bibbia illustrata, cui lavorò a lungo, dal 1931 al 1939, costituisce il nocciolo di un’analisi inesausta che Chagall riservò a ogni passaggio, personaggio, sfumatura del “Libro dei libri”. Al ritorno dalla Palestina, affidò a decine di tempere e gouaches preparatorie le impressioni della sua esperienza in terra d’Israele, mentre le acqueforti presero corpo nell’arco di un periodo più lungo e faticoso. La fatica gli derivò dalla necessità di accostarsi all’Antico Testamento liberandosi da ogni interpretazione dogmatica, ma filtrando i racconti attraverso la sua esperienza personale. Una rilettura intima della Bibbia.

Come tale, rivela al lettore l’animo inquieto di un maestro che interiorizzò il sentimento religioso unendolo alle sue origini e ai suoi ricordi lontani. «Fin dalla prima infanzia – confessava – sono stato affascinato dalla Bibbia. Mi sembrava sempre, e così mi sembra adesso, la più grande radice della poesia di tutte le epoche. Fin da allora ne ho cercato il riflesso nella vita e nella natura (…) Per me è stata l’alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli».

L’amore, la morte, il sesso, la virtù. Nell’ultima sezione del percorso Chagall legge Boccaccio e le pagine del Decameron, rubando l’anima di donne e fanciulli assetati di desiderio e affidandole alle illustrazioni che la celebre rivista francese «Verve» pubblicò nel 1950. Merito dell’editore di origine greca Tériade se Chagall mise mano alle novelle del poeta toscano. Ne uscirono altre splendide tavole realizzate con la tecnica del lavis a inchiostro di china, zeppe di umori naturali, palpiti ed evanescenze. Perfette per narrare a colori le vicende più lascive, fra tradimenti, inganni e scherzi del cuore. Tutto il folklore tipico della tradizione russa si mescola alle parole di Jacques Prévert, autore di una prefazione poetica in salsa romantica.

La mostra presenta anche una selezione di libri con splendide illustrazioni d’epoca, come le litografie originali per un’altra rivista d’arte alla moda, «Derrière le miroir», ideata e prodotta dalla mitica galleria parigina Maeght, oltre ai disegni per la sua autobiografia Ma vie, del 1931, struggente narrazione di una vita in bilico fra fuga e ritorno, dolore e fede.

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