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Varese | 15 Luglio 2021

Covid, Varesotto: “La catena di trasmissione non si ferma”. Contagi raddoppiati in meno di un mese

Numeri ancora bassi ma il trend rischia di diventare un problema: l'età dei nuovi positivi si sta spostando dai giovani agli over 50. Il punto dell'Ats

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Siamo davanti a un bivio. Possiamo decidere di invertire il senso di marcia, facendo leva sulla responsabilità di ognuno, oppure proseguire in questa direzione, mettendo da parte le regole e il peso dei comportamenti individuali e collettivi, esponendoci al rischio di veder tornare quelle conseguenze che purtroppo conosciamo bene. Dipende da noi”.

Così il dottor Paolo Bulgheroni, direttore del dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria dell’Ats Insubria fotografa la situazione attuale, analizzando il contesto pandemico sui territori delle province di Varese e Como. Nelle ultime settimane gli equilibri che descrivono i dati del contagio hanno subito un’alterazione che mancava da tempo.

Questa alterazione, a lungo scongiurata grazie ai buoni risultati della campagna vaccinale e all’intervento del clima estivo, ha di fatto attivato i primi campanelli di allarme, determinati dal valore oggettivo di certe cifre, da considerare senza forzature, concentrandosi soltanto su ciò che realmente rappresentano. Dal 18 giugno scorso ad oggi, 15 luglio, a fronte di un numero pressoché identico di tamponi effettuati (24 mila nella settimana dal 18 al 24 giugno e 23mila negli ultimi sette giorni), il numero dei nuovi positivi è praticamente raddoppiato, passando da 121 a 256.

L’incidenza dei contagi su 100mila abitanti è ancora lontana dalla soglia di rischio che abbiamo imparato a conoscere (fissata a quota 50 casi), ma anche questo dato, in poco meno di un mese, è cresciuto passando da 8,1 a 17,3. Ma l’elemento che più di tutti desta la preoccupazione delle autorità sanitarie locali è un altro. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, con pochi contagi, la fascia maggiormente esposta è stata quella dei giovani, in particolare di età compresa tra i 18 e 24 anni. Oggi sta crescendo invece il numero dei nuovi positivi tra gli over 50 e gli ultra sessantenni: segnale che la catena della trasmissione non si è interrotta con l’inizio dell’estate, e che la stessa è influenzata e alimentata dai comportamenti delle persone.

“Speravo di non dover tornare a commentare numeri di questo genere – afferma il dottor Giuseppe Catanoso, direttore sanitario dell’Agenzia per la tutela della salute – ma purtroppo il progressivo abbandono delle misure anti Covid sta provocando un nuovo aumento dei contagi. Le cifre sono ovviamente ancora basse ma questo trend non ci piace per niente“.

Dal primo luglio, su un totale di 394 nuovi casi, 214 hanno riguardato persone non vaccinate; 113 i soggetti che si erano sottoposti alla prima dose del vaccino, prima di contrarre il Covid; 67 quelli che avevano completato la vaccinazione prima di risultare positivi. Di mezzo ci sono anche una trentina di casi di variante Delta. “Una variante che non appare più aggressiva delle precedenti – sottolinea il dottor Catanoso – ma ha capacità migliori di infettare e pare destinata a sostituire gli altri ceppi”.

Dalle strutture sanitarie del territorio non si segnalano criticità circa il ritmo delle ospedalizzazioni, e l’aspetto è di vitale importanza, ma lo scenario emerso dalle ultime rilevazioni non fa che aumentare l’attesa – insieme a un po’ di preoccupazione – per quello che succederà nelle prossime settimane. Soprattutto se la tendenza non dovesse cambiare.

E sono ore di attesa, a livello insubrico e in tutto il resto del Paese, anche per capire quel che sarà della proposta di allargare il campo delle attività e dei servizi vincolati all’utilizzo del certificato Covid, il cosiddetto “green pass”, che prendendo come riferimento quello che sta avvenendo in Francia, potrebbe diventare requisito indispensabile per l’accesso a bar, ristoranti e mezzi pubblici.

“Ritengo sia necessario operare più sul convincimento che sulla imposizione – ragiona il dottor Catanoso – per diffondere il più possibile l’idea che la vaccinazione corrisponde alla strada giusta da seguire. Al contrario l’imposizione contribuisce a creare un senso generale di respingimento. Occorre rimanere vigili ed essere responsabili anche dopo essersi sottoposti all’inoculazione – aggiunge in conclusione il direttore sanitario – perché il vaccino non esclude al 100% l’infezione ma può sicuramente aiutarci a ridurre il coronavirus a ‘poco più di una influenza‘, come tanti miei colleghi amavano dire già più di un anno fa”.

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