(A cura di Alessandro Franzetti, già presidente del Consiglio comunale di Luino) Sono venuto a conoscenza della raccolta firme promossa dal Comitato Eutanasia Legale sostenuto dall’Associazione Luca Coscioni, da Radicali Italiani, dall’UAAR e dalla Chiesa Pastafariana Italiana.
Il mio auspicio è prima di tutto che vengano raccolte le 500 mila firme per proporre questo referendum abrogativo in modo tale che i cittadini italiani possano dire la loro.
L’eutanasia legale è un tema etico come l’aborto e il divorzio ed è giusto che sia tutto il corpo elettorale a esprimersi. Entrando nel merito della questione, io voterò NO a questo referendum abrogativo se si svolgerà e organizzerò un comitato per il NO all’eutanasia legale.
Ritengo infatti che la vita umana vada tutelata dal concepimento alla morte naturale. L’aborto è un omicidio perché l’embrione e a maggior ragione il feto sono vite umane e persone come noi. Dico no a questa cultura della morte e dei presunti diritti civili, che in realtà sono la manifestazione di quel pensiero nichilista che vuole abbattere la cultura buona della fede cristiana che non solo ci appartiene ma è tradizione da mantenere.
Con coerenza dico NO all’aborto, all’eutanasia e anche alla pena di morte: infatti insieme a molte associazioni ho voluto fortemente che Luino diventasse Città per la Vita – Città contro la pena di morte.
Chiedo tuttavia ai promotori di questo quesito: perché ritenete l’aborto e l’eutanasia diritti umani e civili e invece solo la pena di morte un delitto di stato? Sono tutti e tre attentati alla vita delle persone, perché fate queste differenze? Il feto, il condannato a morte e il malato terminale sono sempre figli di Dio amati, e meritano tutto il nostro amore e sostegno e non di essere trattati da merce di scarto.
Propongo pertanto ai promotori del referendum un dibattito a più voci sull’eutanasia e se si vuole sui temi della vita. A chi appartiene la nostra vita?
Secondo me la vita è dono di Dio ed è un bene indisponibile e non può essere autodeterminata. Sono convinto che la maggioranza degli italiani sul tema eutanasia non la pensi esattamente come i promotori di tale quesito.
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