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Canton Ticino | 12 Giugno 2021

Museo delle Dogane, “Un confine tra povertà e persecuzioni”

Al via una mostra sui contrabbandieri e profughi fra Italia e Svizzera durante il secondo conflitto mondiale. Ecco tutte le informazioni e i dettagli

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Con questa esposizione temporanea (per consultare la brochure cliccare qui) si torna in un certo senso alle origini del Museo delle dogane, al tempo in cui era conosciuto dal pubblico come il “museo del contrabbando”. Il confine con l’Italia è di gran lunga quello in cui in passato il contrabbando è stato esercitato con la maggiore intensità.

L’esposizione ne illustra l’antica e solida tradizione, ponendo l’accento sulla sua stagione più epica: gli anni della Seconda guerra mondiale, quando, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la frontiera sud registrò un afflusso enorme dall’Italia di contrabbandieri, ma anche di profughi.

L’esposizione è frutto anche di nuove ricerche archivistiche e propone molte immagini di grande suggestione con un allestimento originale, che mira a coinvolgere il visitatore anche emotivamente. L’idea di fondo, che attraversa tutte le sale, è di indagare il territorio: che cosa successe prima e durante la Seconda guerra mondiale nella fascia di confine a Cantine di Gandria, in Canton Ticino, dove ha sede il museo.

Sala 1: Il confine e il contrabbando

Come nasce il confine tra Italia e Svizzera? Fatta la legge trovato l’inganno: perché qui il contrabbando è stato praticato con un’intensità sconosciuta altrove?

Nella prima sala è posata sul pavimento una cartina degli anni 1930 della regione dei monti sopra Cantine di Gandria. In corrispondenza del confine disegnato sulla cartina è stata eretta una rete che suddivide lo spazio in due, da un lato la Svizzera, dall’altro l’Italia. Lungo questa rete, che simbolizza la cosiddetta “ramina”, sono posti quattro pannelli che spiegano ai visitatori con numerose immagini in che epoca e in che modo è sorto il confine tra Italia e Svizzera, come è demarcato e come funzionava l’ingegnoso sistema di allarme con campanelli della “ramina”. Sono illustrate anche alcune singolari anomalie del confine, come una casa tagliata in due a Vacallo (TI).

Lungo le pareti sono collocati sette pannelli che illustrano la tradizione del contrabbando. In Italia alcuni beni, come il tabacco, il caffè e lo zucchero, erano sottoposti a monopolio o gravati di ingenti tributi e pertanto molto cari. Il dislivello dei prezzi provocò intensi flussi di merci di contrabbando dalla Svizzera verso l’Italia. Per la Svizzera questi traffici non erano illegali perché danneggiavano soltanto il fisco italiano. I sette pannelli spiegano la rilevanza economica e i meccanismi di questo “mestiere” molto faticoso e pieno di pericoli, che in passato si compenetrava perfettamente con la convivenza civile senza suscitare la riprovazione morale della società. Vi si raccontano anche vicende singolari, come quella dei cani contrabbandieri oppure la storia del leggendario contrabbandiere della Valle d’Intelvi Clemente Malacrida, detto il “Duca della montagna”.

Nella piccola saletta attigua sul fondo sono presentati gli attrezzi del “mestiere” del contrabbando: la bricolla, le pedule, il bastone e la roncola. La storia del contrabbando è raccontata con un piglio molto divulgativo, ma in un quadro di rigore scientifico e senza cedere al folclorismo, come troppo spesso accade quando si affronta questo tema.

Sala 2: L’emergenza della Seconda guerra mondiale

Perché durante la Seconda guerra mondiale, nonostante la vigilanza molto stretta, il viavai di uomini e merci tra Italia e Svizzera si fece più intenso che mai?

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale entra in vigore il razionamento e il confine è militarizzato. Le guardie di confine ricevono l’ordine di mettere fine alla tolleranza e reprimere qualsiasi traffico di merci. Ma si tratta di un compito per niente facile, perché nell’Italia occupata dalla Wehrmacht larghe fasce di una popolazione ridotta in povertà tentano di sopravvivere contrabbandando in Svizzera i più svariati beni alimentari, in particolare il riso, o prodotti di altro genere. Mentre i contrabbandieri sono spinti oltre confine dalla povertà, migliaia di fuggiaschi cercano in Svizzera riparo dalle persecuzioni.

La sala presenta in sette pannelli alcuni aspetti salienti concernenti la Seconda guerra mondiale: le difficoltà economiche cui era confrontata la Svizzera e il funzionamento del razionamento, il grande afflusso di profughi dopo l’8 settembre 1943, l’azione repressiva delle guardie di confine e le merci sequestrate, nonché i drammi del contrabbando con numerosi spalloni e guardie uccisi. Non mancano alcuni aspetti curiosi, come il sequestro di un sommergibile artigianale. Oltre ai temi sviluppati sui pannelli, nella sala sono presentati diversi oggetti e sono proiettati tre cinegiornali d’epoca che documentano il razionamento, l’attività delle guardie di confine e il sequestro del “sommergibile del Ceresio”.

Sala 3: “Controllo fuggiaschi”. Il registro di Caprino (settembre 1943-aprile 1945)

Il registro “Controllo fuggiaschi” è un documento esclusivo, unico nel suo genere. Elenca i profughi accolti e respinti a Cantine di Gandria. Si possono qui scoprire alcune delle loro storie, a volte fortunate, a volte drammatiche.

In questa sala è presentato un documento eccezionale: il registro dei profughi giunti proprio nell’edificio che in passato fu posto di confine e che ora ospita il Museo delle dogane. Allo stato attuale delle ricerche è l’unico registro del genere conservato in Svizzera. Ci racconta dei profughi che a Cantine di Gandria hanno cercato rifugio dalle persecuzioni. Vicende drammatiche, avventurose, commoventi che ci interrogano e fanno riflettere.

In questa sala scorrono su una parete i nomi dei profughi accolti o respinti al posto di confine di Caprino. In una bacheca è esposto il registro originale ottenuto in prestito dall’Archivio federale svizzero. Due pannelli spiegano brevemente l’importanza del registro di Caprino e riportano i numeri della politica d’asilo durante la Seconda guerra mondiale. Nella sala è diffuso un sottofondo musicale: la Forza del Destino diretta dal maestro Arturo Toscanini.

La scelta musicale non è casuale: proprio qui a Caprino fu accolta la contessa Wally Castelbarco Toscanini, la figlia del grande maestro. Su una parete vi sono le fotografie di quattro profughi giunti a Caprino. Nell’atmosfera più riflessiva ed emozionale di questa sala, i visitatori che lo desiderano possono sedersi a leggere le storie di questi quattro profughi che sono riportate in una sorta di giornale rilegato con stecche di legno (quelle per i giornali in uso nei bar e nei ristoranti).

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