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Roma | 1 Giugno 2021

Covid, “Serve l’ordinanza per il confine italo-svizzero, no a ulteriori ritardi”

Il senatore varesino del Pd Alfieri, con i capigruppo di Senato e Camera, ha scritto al ministro Speranza: “Chiediamo una deroga per una fascia di 30 km dal confine”

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“Dopo tutto il lavoro fatto in queste settimane, coinvolgendo i Ministeri degli Esteri e della Salute, per far riaprire i confini con la Svizzera e far respirare l’economia di frontiera non sono spiegabili ulteriori ritardi”: a dichiararlo il senatore varesino del Partito Democratico Alessandro Alfieri che, insieme ai capigruppo di Senato e Camera, oggi ha formalmente scritto al ministro Speranza affinché venga firmata il prima possibile un’ordinanza per far spostare liberamente i cittadini dell’area Schengen entro i 30 chilometri dal confine italiano.

“Signor Ministro, – scrivono i parlamentari dem – abbiamo accolto con sollievo e fiducia quanto disposto nella sua ultima ordinanza, che permette l’ingresso dai Paesi dell’Unione Europea e dell’area Schengen, oltre che da Gran Bretagna e Israele, senza obbligo di quarantena. Resta tuttavia l’obbligo di esibire all’arrivo nel nostro Paese un tampone molecolare, o antigenico con esito negativo, effettuato nelle 48 ore che precedono l’arrivo in Italia. È una limitazione che fa sentire i suoi effetti più pesanti soprattutto nelle aree adiacenti ai confini, in cui la consuetudine agli scambi tra le persone è radicata. Sono scambi resi oggettivamente complessi dalla necessità di effettuare un tampone”.

“Per questo – proseguono – Le chiediamo di valutare l’opportunità di istituire una deroga da applicare alle aree a ridosso dei confini nazionali, per una fascia della profondità massima di 30 chilometri, entro la quale i cittadini dell’area Schengen possano muoversi per effettuare incontri con familiari, fare acquisti di beni di consumo, espletare necessità di natura personale”.

“Confidiamo che, nell’attesa dell’entrata in vigore del pass vaccinale europeo – concludono i parlamentari del Pd – questa nostra richiesta possa andare incontro a esigenze di territori ben identificati mantenendo alti, com’è giusto, i livelli di sicurezza sanitaria”.

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