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Mesenzana | 15 Maggio 2021

Mesenzana, lite familiare al bar: condannato un 63enne

L'uomo è stato riconosciuto colpevole di lesioni e minacce ai danni del cognato, colpito al volto dentro a un locale. "L'epilogo di 35 anni di cattivi rapporti"

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Si sentiva tutti contro, all’interno di un contesto familiare diventato invivibile, l’uomo di sessantatré anni, residente a Mesenzana, che è stato condannato per minacce e lesioni a seguito di un episodio avvenuto presso un bar del paese, nel novembre di due anni fa.

La sentenza è arrivata giovedì, presso il Giudice di pace di Luino, dove la versione dell’uomo è stata presa in esame dalle parti coinvolte nel fatto, scaturito, come lo stesso sessantatreenne ha sottolineato in aula, al culmine di “trentacinque anni di litigi tra parenti“.

L’uomo associava il suo malessere alla presenza “asfissiante” del cognato, identificato come la causa dei suoi cattivi rapporti con moglie e figli. “Non ci siamo mai sopportati“, ha ammesso durante l’udienza, prima di passare alla ricostruzione di quanto avvenuto in quel giorno di novembre del 2019, quando figlio e cognato erano entrati insieme al bar, davanti ai suoi occhi. Si erano messi a parlare davanti a lui, un comportamento interpretato come un gesto di sfida, sufficiente a far scattare un battibecco all’interno del locale. Poi qualcuno aveva alzato le mani.

Quel qualcuno era il sessantatreenne, ha affermato in aula un testimone, cliente del bar, che quel giorno era intervenuto nel tentativo di placare gli animi, dopo il colpo al volto sferrato dall’uomo al cognato che “sanguinava, era scosso e spaventato”. Anche l’imputato ha ricordato il suo stato d’animo, segnato dall’ira e dall’agitazione che, a suo dire, l’avrebbero portato a rimuovere dalla mente la sequenza di quegli attimi.

Una sequenza confermata però da chi era presente, con ulteriori riscontri suggeriti dai sette giorni di prognosi messi a referto in pronto soccorso. Tutti particolari che hanno reso l’uomo non credibile agli occhi del pubblico ministero. Chi ha testimoniato, perché si trovava dentro il bar, non ha fornito con precisione i dettagli di quell’azione violenta, ha sostenuto invece la difesa dell’uomo nel chiedere l’assoluzione. Dalla sentenza emessa dal giudice Davide Alvigini è arrivata però la condanna al pagamento di 1000 euro e al risarcimento della parte offesa.

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